2025

La prima di Lewis in Rosso - Notte brava per Kimi

A Fiorano c’è quella nebbia che rende tutto più ovattato, quasi intimo. Eppure, sopra il cavalcavia dei Giardini, la gente si raduna lo stesso: perché certe “prime volte” non le puoi rimandare. Lewis Hamilton esce dal box e mette le ruote sulla pista di casa Ferrari con una SF-23 “vecchia” di due stagioni, sì — ma con un peso simbolico enorme: il 44 stampato sulla carrozzeria e un casco giallo acceso, con il Cavallino in primo piano, come a dire “sono davvero qui”.

Hamilton lo racconta senza filtri, da uomo che ha già spuntato quasi tutte le caselle possibili in Formula 1: guidare una Ferrari “è uno dei migliori momenti della mia vita”. E aggiunge un dettaglio che vale più di mille comunicati: quando ha avviato la macchina e ha attraversato la porta del garage, aveva “il sorriso più grande” stampato in faccia.

Dentro questa giornata c’è molto più di un semplice test. C’è l’inizio concreto di un passaggio storico: dopo una carriera passata su motori Mercedes (prima McLaren, poi Mercedes), per la prima volta Hamilton “sente” un’auto che parla un’altra lingua, con altri rituali, altre mani, altri sguardi addosso. È l’avvio del capitolo che si era promesso da bambino: vestire il rosso, inseguire l’ottavo titolo, e farlo nel posto dove il mito Ferrari si misura a metri, non a slogan.


 

2005

La prima di Lewis in Rosso - Notte brava per Kimi

Il 22 gennaio 2005, il mondo della Formula 1 si svegliò leggendo i titoli scandalistici dei tabloid britannici. Al centro del mirino? Kimi Raikkonen.

Secondo le cronache dell'epoca, il pilota della McLaren si era reso protagonista di una notte "movimentata" in un club di Mayfair, a Londra, tra balli scatenati e uno show improvvisato. Mentre la McLaren cercava di gestire il danno d'immagine, con un portavoce che sottolineava come i grandi sponsor internazionali non investissero per quel tipo di pubblicità, "Iceman" rispose alla stampa con la sua solita, gelida onestà.

"Quello che faccio non mi rende più lento. È la mia vita privata. Quello che faccio in macchina è completamente diverso, perché lì do tutto per la squadra."

Questo episodio non è solo un aneddoto di cronaca rosa, ma rappresenta un momento chiave nella costruzione del mito di Raikkonen. In un’epoca in cui la Formula 1 stava diventando sempre più corporativa e attenta al marketing, Kimi scelse di non scusarsi, rivendicando con forza la separazione tra l'uomo e l'atleta.

Ribadendo che l'unico giudice del suo valore doveva essere il cronometro, ha consolidato quell'immagine di "silenzioso ribelle" che lo ha reso uno dei piloti più amati di sempre: un talento purissimo capace di dare il 100% in pista, senza però mai rinunciare alla propria libertà e autenticità fuori dal paddock




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