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Auguri a Takuma Sato

Nasce a Tokyo Takuma Sato, uno di quei piloti che non si sono mai “adattati” all’idea di aspettare. Il suo marchio di fabbrica è diventato una frase semplice e durissima: No Attack, No Chance — attaccare, oppure niente. E in pista Sato l’ha presa sempre alla lettera.

In Formula 1 resta spesso intrappolato in una definizione ingiusta: uno con un solo podio. È vero nei numeri, 1 podio, 44 punti, 90 partenze (92 GP iscritti), ma quei numeri raccontano solo metà della storia.

L’altra metà è fatta di velocità “grezza” e di giornate in cui sembrava correre con il cuore qualche metro davanti al casco.

La fotografia perfetta è Indianapolis 2004. La F1 è in piena era Ferrari, ma lui con la BAR-Honda si infila nella gara con l’ostinazione di chi non accetta ruoli secondari: nel finale va a prendersi il podio con un sorpasso ai limiti, su Trulli, finendo anche sull’erba, pur di non mollare. Terzo posto, e Giappone di nuovo sul podio dopo Aguri Suzuki: non solo un risultato, quasi un manifesto.

Quella stagione sarà anche la sua migliore: 8° nel Mondiale 2004, e il GP degli Stati Uniti vale da solo un capitolo della sua “leggenda” personale.

La sua carriera F1 passa da Jordan a BAR fino alla parentesi romantica (e difficilissima) con Super Aguri, chiusa bruscamente quando il team si ritira nel 2008. Ma Sato non è mai stato tipo da epiloghi malinconici.

E infatti la seconda vita è ancora più grande: IndyCar. Prima diventa il primo giapponese a vincere una gara IndyCar (Long Beach 2013), poi si prende ciò che sembrava impossibile: due Indianapolis 500, nel 2017 e nel 2020.

Nel 2017 la firma è da film: decide che il momento è quello giusto, attacca e resiste fino al traguardo (con Castroneves incollato). Nel 2020 si ripete, entrando nel club dei plurivincitori della 500 Miglia. E ancora oggi resta l’unico pilota asiatico ad aver vinto la Indy 500: un primato che pesa come una bandiera.

Oggi, nel giorno del suo compleanno, vale la pena ricordarlo così: non come “quello del podio”, ma come uno che ha trasformato l’attacco in identità. Perché ci sono piloti che vincono di più… e piloti che ti restano addosso di più. Sato, decisamente, è la seconda categoria.




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