2015

Jean-Pierre Beltoise

Nel giorno in cui se ne andava Jean-Pierre Beltoise, la Formula 1 perdeva una figura fuori dagli schemi, difficile da incasellare nei numeri e nelle statistiche. Beltoise non è stato un campione del mondo, né un vincitore seriale. È stato qualcosa di diverso: un uomo capace di lasciare un segno profondo pur passando una sola volta per il gradino più alto del podio.

Quella vittoria, arrivata nel Gran Premio di Monaco 1972, resta una delle più iconiche della storia del Mondiale. Pioggia incessante, visibilità ridotta, condizioni estreme. In mezzo al caos, la BRM guidata da Beltoise trovò una traiettoria diversa, quasi ostinata. Non la più veloce in assoluto, ma la più lucida. Monaco, sotto l’acqua, non perdona: chi sbaglia è fuori. Beltoise no. Resistette, controllò, arrivò. E vinse.

In carriera ha disputato 85 Gran Premi tra il 1967 e il 1974 con Matra e BRM, conquistando otto podi in Formula 1. Ma ridurlo a questo sarebbe ingiusto. Prima delle monoposto, Beltoise era stato un pilota di moto da Gran Premio: corse nel Motomondiale tra il 1962 e il 1964, dimostrando un talento naturale per i mezzi difficili, nervosi, fisici. Una scuola dura, che forse spiegava quella sensibilità sul bagnato che lo rese immortale a Monaco.

Dopo la Formula 1 non smise di correre. Nel 1976 vinse la sua classe alla 24 Ore di Le Mans, con la Inaltera, confermando una versatilità sempre più rara anche allora. Beltoise apparteneva a una generazione che non separava le categorie, che viveva il motorsport come un mestiere totale, spesso rischioso, sempre autentico.

Morì il 5 gennaio 2015, a 77 anni. Oggi resta il ricordo di un pilota che seppe trasformare un solo giorno perfetto in un’eredità eterna. Perché a volte basta una gara, se è quella giusta.




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