
14 novembre 2010, Abu Dhabi. Il tramonto sulle luci di Yas Marina regala una delle pagine più amare e memorabili della storia Ferrari. Fernando Alonso arriva al via da leader del Mondiale, con 8 punti di vantaggio su Mark Webber e 15 su Sebastian Vettel. Tutto sembra pronto per il trionfo: basta una gara di controllo per riportare il titolo a Maranello.
Ma al 15° giro la Red Bull gioca d’anticipo: Webber rientra presto ai box, la Ferrari reagisce temendo l’undercut e richiama Alonso. È la mossa che cambia la storia. Lo spagnolo rientra in pista dietro la Renault di Petrov e lì resterà imprigionato per 40 giri, incapace di superarlo su un tracciato dove sorpassare è quasi impossibile.
Davanti, intanto, Vettel vola via indisturbato verso la vittoria e verso il suo primo titolo mondiale. A soli 23 anni diventa l’allora più giovane campione della storia, inaugurando un’era di dominio Red Bull che segnerà il decennio successivo.
In quel box Ferrari, tra radio concitate e sguardi increduli, nasce la leggenda del “mondiale perso dal muretto”. Alonso si ferma a lungo accanto alla sua monoposto, lo sguardo fisso nel vuoto: sapeva di aver avuto la chance della vita, svanita per una scelta strategica sbagliata. Quel giorno, più di ogni altro, segnò la fine di un sogno e l’inizio di una lunga attesa, ancora non terminata.