
Il 15 novembre 2020, sotto la pioggia di Istanbul e su un asfalto che sembrava sapone, Lewis Hamilton conquista il suo settimo Titolo Mondiale, come Michael Schumacher. Un traguardo che fino a pochi anni prima sembrava appartenere al mito, non alla realtà.
Quella domenica Hamilton partiva sesto, su una pista dove non aveva mai vinto e dove la Mercedes faticava a trovare grip. Ma fu proprio lì, nel caos dei primi giri e in un'esecuzione perfetta, che emerse la versione più ispirata del campione: controllo, lucidità, capacità di leggere la gara meglio di chiunque altro. Fu una delle sue vittorie più “umane”. Ed è proprio questo che la rende speciale.
Hamilton,nelle interviste successive al GP parlò di perseveranza, di visione, di sogni che sembrano fuori portata finché qualcuno non decide di crederci davvero. Disse parole che oggi risuonano come il manifesto di un’intera generazione che ha visto in lui non solo un pilota, ma un esempio:
«Penso sia così importante che i ragazzi là fuori vedano tutto questo e capiscano che non devono ascoltare chi dice che non puoi ottenere qualcosa. Sogna l’impossibile e pronuncialo ad alta voce finché non prende forma. Devi lavorarci, devi inseguirlo, non arrenderti mai e non dubitare mai di te stesso.»
Quella frase, quella gara, quel titolo raccontano perfettamente chi è Hamilton: un pilota che ha trasformato un talento naturale in una leggenda costruita con disciplina feroce, resilienza e un’idea semplice, ma potentissima: non smettere mai di inseguire l’impossibile.
Sette titoli, vent’anni di carriera, centinaia di momenti chiave… ma il 15 novembre 2020 rimane il giorno in cui la storia della Formula 1 vide un altro Campione diventare leggenda.