
Il 24 novembre 2005 segna la "fine ufficiale" di una delle storie più romantiche della Formula 1: la Minardi diventa Toro Rosso dopo l’acquisizione da parte di Red Bull. Un cambio di nome necessario per sopravvivere in una F1 che stava entrando nell’era del grande investimento, ma che chiudeva un capitolo unico dello sport.
Per vent’anni Minardi era stata la piccola squadra italiana capace di andare avanti contro ogni logica economica, spesso senza mezzi, quasi sempre con budget ridottissimi, ma con una competenza rara e un talento speciale nel lanciare piloti destinati a grandi carriere. Faenza era un laboratorio, una palestra, una famiglia: lì sono passati nomi che avrebbero riempito la storia successiva della Formula 1.
La vendita e il rebranding segnano un momento inevitabile ma anche malinconico. Toro Rosso nasce con ambizioni maggiori e risorse nuove, ma per molti resta comunque “la Minardi con un altro nome”. La struttura, le persone, il DNA tecnico erano gli stessi: cambiavano i colori, non l’identità. E infatti, negli anni successivi, ogni talento emerso da quella scuderia – da Vettel in poi – sembrerà sempre portare con sé un pezzo di quello spirito.
Paul Stoddart, proprietario e ultimo grande “protettore” del team, riassunse benissimo quel passaggio con parole sincere:
“Minardi ha dato così tanto a così tante persone. Anche se auguro tutto il successo a Toro Rosso, so che molti, come me, la vedranno sempre come Minardi nel cuore.”