
Un talento raro, un eroe romantico di un’epoca in cui la Formula 1 era ancora più rischio che scienza. Peter Collins nacque a Kidderminster, in Inghilterra, il 6 novembre 1931. Il suo sorriso gentile e il suo coraggio feroce lo resero uno dei volti più amati della Ferrari negli anni ’50. Enzo Ferrari lo considerava quasi un figlio: giovane, elegante, innamorato della vita e della velocità.
Dopo gli inizi con HWM, Vanwall e Maserati, la svolta arrivò nel 1956, quando la Ferrari gli affidò una monoposto ufficiale. In quell’anno, al Gran Premio d’Italia, Collins compì un gesto che divenne leggenda: cedette volontariamente la sua vettura a Juan Manuel Fangio, che così poté vincere il titolo mondiale. Aveva solo 24 anni, e avrebbe potuto giocarsi lui stesso il campionato. Quel gesto, nobile e impensabile oggi, sancì il suo posto nella storia dello sport.
Nel 1958, quando la sua carriera era ormai lanciata verso la maturità, la tragedia arrivò troppo presto. A Nürburgring, durante il GP di Germania, la sua Ferrari uscì di pista e si schiantò contro un albero. Morì poche ore dopo, a 26 anni. Stirling Moss, suo grande amico, pianse uno dei pochi veri “gentlemen driver” rimasti.
Peter Collins resta il simbolo di un’epoca in cui si correva più con il cuore che con i numeri. Il 6 novembre è il giorno in cui nacque il ragazzo che fece della lealtà una bandiera rossa, come quella del Cavallino.