1993

Podio Senna Prost, Adelaide 1993

Ama i tuoi nemici perché essi tirano fuori il meglio di te.” – Nietzsche. Nessuna frase potrebbe descrivere meglio il rapporto tra Ayrton Senna e Alain Prost. Due mondi opposti, due modi diversi di intendere la vita e la velocità, ma destinati a incrociarsi e a ridefinire la Formula 1 moderna. Dove finiva il rispetto e dove iniziava la rivalità è un confine che solo loro conoscevano davvero.

Il francese, calcolatore e metodico, aveva già posto le basi per un dominio tecnico e mentale. Poi arrivò Ayrton, diverso da tutti, con una spiritualità e una fame che trasformavano ogni duello in un evento quasi mistico. Con loro, la F1 divenne terreno di una sfida totale: non solo sportiva ma psicologica, fatta di staccate al limite, sguardi e ferite invisibili. Si spingevano l’un l’altro fino al punto in cui il rischio diventava linguaggio comune, senza bisogno di parole.

Dal temporale di Montecarlo 1984 al sangue freddo di Suzuka, la loro storia è un romanzo di antagonismo puro. Ma è ad Adelaide 1993 che il capitolo finale si scrive in silenzio. Prost ha appena vinto il suo quarto titolo mondiale con la Williams, Senna conquista la sua ultima vittoria con la McLaren. Poi, sul podio, succede ciò che nessuno avrebbe mai immaginato: Ayrton alza il braccio di Alain, quasi a obbligare il pubblico a riconoscere la grandezza del suo rivale. Un gesto di pace, ma anche di consapevolezza. Il nemico era diventato parte di lui.

Anche dopo che Prost ha lasciato la squadra, Alain è sempre stato l’avversario principale di Ayrton. Ma penso che alla fine stavano addirittura ristabilendo un’amicizia.” Così ci ha raccontato Leonardo Senna, fratello di Ayrton, in un’intervista recente. Parole che aprono uno spiraglio su quella complessa relazione: odio e ammirazione, rispetto e ferocia, tutto intrecciato nella consapevolezza che nessuno dei due sarebbe stato lo stesso senza l’altro.

Quel podio australiano fu il simbolo di una resa e di una rinascita. Senna, in fondo, lo sapeva: ogni leggenda ha bisogno del suo nemico perfetto. E in Prost aveva trovato il suo specchio, la sua misura, il limite oltre il quale cominciava il mito.




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