2006

Clay Regazzoni

Di lui continuiamo a dire che era un uomo da corsa ancora più che da gara, nella sfumatura delle differenze non solo linguistiche: filosofiche, perché lui apparteneva e sarebbe sempre appartenuto alla specie (non alla generazione) dei “corridori”, anche se era già iniziata la F1 dei piloti programmatori di ogni particolare. Lui lo sapeva bene, avendo avuto accanto Niki Lauda dopo il suo ritorno in Ferrari.

Tale sarebbe sempre rimasto anche quando sotto le razze del volante, un giorno, dovettero sistemargli nuovi pedali oltre agli usuali comandi; gli era cambiata la vita, anzi l’esistenza, se permettete, ma non se ne sarebbe mai andata la voglia di guidare. Era rimasto l'eterno ragazzo ticinese innamorato della vita nonostante tutto; sorriso guascone a stemperare ogni tensione. Uno che amava correre, prima che gareggiare.

Long Beach, 1980: a duecentosettanta chilometri orari la Ensign di Regazzoni esce di strada verso una via di fuga che fuga non è, per la Brabham di Zunino abbandonata dai commissari. Nella spirale delle lamiere accartocciate, anche la sua spina dorsale: gambe inerti, piedi che non avrebbero più schiacciato alcun pedale. Un intervento chirurgico, che avrebbe dovuto restituirgli la speranza di camminare, peggiorò invece irrimediabilmente le cose.

Abbattimento e depressione: colonne d’Ercole dell’esistenza, da attraversare per ritrovare un senso. Sempre passando per le razze di quel volante, ora modificato.

La sua seconda vita è fatta di istantanee: la sedia a rotelle impolverata nel deserto alla Parigi-Dakar, quando quella gara era davvero a eliminazione. In Guinea, nell’“Inferno verde”, la vettura su cui correva si rovesciò; Clay rimase intrappolato, fu salvato da motociclisti che si fermarono rinunciando alla gara.

Nemmeno quella volta pensò di arrendersi.

La morte, quasi sempre più banale degli uomini che colpisce, lo trovò alla guida in autostrada. Forse un malore, forse non importa.

Viveur, danseur, calciatore, tennista e, a tempo perso, pilota – disse Enzo Ferrari.

Il 15 dicembre ricorda la sua scomparsa, ma soprattutto un’eredità rara: Clay Regazzoni, inno alla vita.




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