2001

Frentzen firma con la Arrow

Nel tempo in cui la Formula 1 cominciava a misurarsi sempre più in milioni, il 27 dicembre 2001 Heinz-Harald Frentzen fece una scelta controcorrente. Aveva 34 anni, un passato recente da vicecampione del mondo, e un futuro improvvisamente fragile. Accettò un contratto da circa 500.000 sterline per correre con la Arrows, rinunciando a gran parte di ciò che il suo curriculum gli avrebbe teoricamente garantito.

Alle spalle c’era una ferita ancora aperta: il licenziamento in corsa da Jordan, consumato a metà stagione dopo un Gran Premio di Gran Bretagna deludente. Un addio freddo, politico, che sembrava dire più del sistema che del pilota. Frentzen non era mai stato un uomo da proclami o da salotti, ma uno che si esprimeva meglio dentro un abitacolo. E infatti, davanti a chi parlava di ridimensionamento, rispose con una frase disarmante: «No matter. I want to race».

Non era nostalgia, né incoscienza. Era identità. Frentzen non stava cercando un’ultima grande occasione, ma qualcosa di più semplice e profondo: restare pilota. L’Arrows rappresentava tutto ciò che la Formula 1 stava lasciando ai margini — budget ridotto, ambizioni sproporzionate, equilibri instabili — ma anche uno spazio dove il cronometro contava ancora più del peso politico.

Il finale è noto e crudele: la squadra non arrivò a fine stagione. Il progetto si sgretolò, lasciando in sospeso anche il ritorno di Frentzen. Ma quella firma, messa tra Natale e Capodanno, resta una delle scelte più sincere di quegli anni. Non salvò una carriera, non cambiò la storia. Però disse molto su cosa significhi davvero correre, quando tutto il resto viene meno.




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