1934

Nasceva John Surtees

Da dove cominciamo, con John Surtees? Dal record destinato a restare imbattuto per sempre – perché oggi il motorsport è diventato specialistico, diviso in “comparti” – oppure da quella tazza di tè nero fumante che sorbiva con calma ai box, poco prima di salire in moto o in macchina, come se la gara imminente non lo riguardasse nemmeno? Ricordarlo nel giorno della sua nascita significa anche questo: rivedere un campione capace di tenere insieme l’eccezionale e il quotidiano, l’eroismo e l’aplomb.

Enzo Ferrari arrivò a dire che Surtees, con Stirling Moss e Tazio Nuvolari, era uno dei pochissimi a rivelarsi sempre migliore rispetto al mezzo meccanico che gli veniva messo a disposizione. E nel suo caso i “mezzi” erano due mondi diversi: prima le moto, poi le auto, raggiungendo in entrambi l’alloro massimo almeno una volta. Un primato che non è solo statistica: è la prova di un talento totale.

Per capirlo basta tornare al 1955, quando aveva ventun’anni: in sella a una NSU tedesca batté le titolatissime MV Agusta nella 250 cc, e poi andò oltre, superando persino la Gilera – molto più potente – del leggendario Geoff Duke. Da lì nasce la scena che sembra inventata e invece racconta tutto: il Conte Augusta, incredulo, dal 1956 fece di tutto per averlo, fino a offrirgli un assegno… in bianco. Surtees avrebbe dovuto scriverci la cifra. L’investimento fu fruttuoso: arrivarono titoli in 350 e 500, sette mondiali, prima di togliersi lo “sfizio” della Formula Uno.

Ma anche lì non fu un’escursione: esordì con la Lotus nel 1960 mostrando subito un pilota glaciale, capace di controllare ogni particolare e, allo stesso tempo, di incendiare le folle per dominio della velocità e del rischio. Ferrari lo cercò presto; Surtees rifiutò, per fare esperienza: intelligenza, pianificazione delle vittorie. Si ritenne degno del Cavallino nel 1963 e nel 1964 diventò campione del mondo con la Ferrari, unico a riuscirci sia in moto sia in auto. E poi quel tè nero, senza zucchero, con un bricchetto di latte: in quei momenti nessuno lo disturbava. Nemmeno il Conte Agusta. Nemmeno Enzo Ferrari.




Tag
john surtees |