2000

Schumacher testa la F1-2000 a Fiorano

C’è un dettaglio che rende quasi romantico il primo contatto tra Michael Schumacher e la Ferrari F1-2000: non è un debutto in piena luce, con gomme nuove e pista perfetta. È l’opposto. Fiorano, tardo pomeriggio, e quella sensazione di test “rubato” alle ombre: pochi giri, giusto per capire se la macchina respira. Michael completò soltanto quattro tornate poco dopo le 18, praticamente nel buio, senza tempi ufficiali.

Eppure bastò quello. Anche perché la F1-2000 non era una Ferrari qualunque: era la monoposto chiamata a cancellare un vuoto durato 21 anni, dal 1979. La vettura che traghetta Maranello nel nuovo millennio e che nasce nella nuova galleria del vento progettata da Renzo Piano, segno di un cambio di passo culturale prima ancora che tecnico.

Il progetto porta la firma di Rory Byrne e la regia di Ross Brawn, ma la chiave sta nell’ossessione per i dettagli: riduzione dei pesi e baricentro più basso per sfruttare al massimo le Bridgestone del 2000. In quest’ottica il V10 “049” cambia filosofia, passando dall’angolo di 80° a 90°: testate abbassate di 25 mm, cofano più stretto, meno resistenza aerodinamica. Anche l’olio viene riposizionato e le pance ripensate attorno a una nuova collocazione dei radiatori, mentre le protezioni attorno alla testa del pilota vengono “scavate” per liberare il flusso verso l’ala posteriore.

A un occhio distratto non sembrava una rivoluzione rispetto alla 399, ma nei primi test la F1-2000 era già due secondi più veloce. E quando iniziò il Mondiale, l’idea divenne realtà: dieci vittorie stagionali per la Ferrari, nove firmate da Schumacher, più nove pole.

Ma il cuore del 9 febbraio resta quel crepuscolo. In quattro giri non cerchi la prestazione: ascolti vibrazioni, reazioni, fiducia. È un giuramento non detto: se la base è sana, il resto lo costruiremo insieme. Da lì, il 2000 diventa davvero l’anno in cui la Ferrari smette di inseguire la propria storia e ricomincia a scriverla.




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