
Il 10 marzo 1991 Ayrton Senna, da campione del mondo in carica, aprì la stagione con una vittoria che aveva già il sapore del manifesto. A Phoenix, nel primo GP dell’anno, il brasiliano portò la sua McLaren al successo dalla pole position, conquistando il 27° trionfo in carriera e raggiungendo Jackie Stewart in quella speciale classifica. Fu una gara dominata con l’autorità dei campioni veri: Senna prese subito in mano il ritmo, lasciò Alain Prost a inseguire e trasformò un debutto stagionale in una dimostrazione di forza.
Era il primo appuntamento di un Mondiale che da quell’anno assegnava 10 punti al vincitore invece dei precedenti 9, e Phoenix, con il suo cittadino spigoloso e poco amato, diventò il teatro perfetto per una prestazione pulita, feroce, essenziale.
Dietro di lui non mancò il caos. Prost, sulla Ferrari, perse terreno anche per un pit stop non perfetto; Nigel Mansell fu costretto al ritiro, così come Gerhard Berger sull’altra McLaren. A beneficiarne fu Nelson Piquet, che portò la Benetton-Ford sul podio, mentre quella domenica segnò anche due inizi destinati a lasciare il segno: il debutto in Formula 1 di Mika Häkkinen e il primo GP del team Jordan.
Fu l’ultimo Gran Premio degli Stati Uniti prima del ritorno iridato a Indianapolis nel 2000. In un certo senso, Senna chiuse un’epoca americana della Formula 1 con una delle sue vittorie più nette e autorevoli.