1988

Monaco 1988: la storica pole di Ayrton Senna

Montecarlo, qualifiche del Gran Premio di Monaco. La McLaren MP4/4 era la macchina dominante, certo. Il motore Honda turbo, il telaio disegnato da Gordon Murray e Steve Nichols, la struttura tecnica del team di Ron Dennis: tutto spingeva quella vettura verso una stagione irripetibile. Ma quel pomeriggio, tra i muretti del Principato, la macchina non basta a spiegare il resto.

Senna fermò il cronometro in 1’23”998. Alain Prost, sulla stessa McLaren-Honda, si fermò a 1’25”425. Il distacco fu di 1”427: un abisso, soprattutto a Monaco, dove il giro è breve, nervoso, pieno di traiettorie che non perdonano. Dietro di loro, le Ferrari di Gerhard Berger e Michele Alboreto erano ancora più lontane. La sensazione era quella di aver assistito a qualcosa fuori scala.

Il paradosso è che quel giro, forse il più celebre giro di qualifica della storia, nessuno lo ha mai visto davvero. Le telecamere della regia non lo seguirono integralmente. È rimasto nei tempi ufficiali, nei racconti di chi c’era, nello sguardo smarrito di Prost ricordato dall’ingegnere Neil Oatley, ma non in una sequenza televisiva da rivedere e analizzare fotogramma per fotogramma. Forse anche per questo è diventato leggenda: perché appartiene più alla memoria che all’archivio.

Senna provò a spiegare quella sensazione anni dopo. Disse di essersi accorto, all’improvviso, di non guidare più in modo cosciente. Parlò di una dimensione diversa, di un circuito trasformato in tunnel, di un istinto che lo portava oltre il limite senza dargli il tempo di capirlo davvero. Rientrò lentamente ai box e decise di non uscire più: aveva percepito di essersi spinto in una zona troppo sottile, quasi pericolosa, dove la prestazione e la vulnerabilità finivano per toccarsi.

Il giorno dopo, la storia cambiò volto. Senna dominò la gara, costruì un vantaggio enorme, poi finì contro le barriere al Portier al 67° giro. Vinse Prost, davanti alle Ferrari di Berger e Alboreto. Ma nella memoria della Formula 1 quel weekend non appartiene alla domenica. Appartiene al sabato. Al giro che non abbiamo visto. All'incredulità del cronometro.

Daniele Muscarella per formula1.it 
Foto McLaren




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