1986

Elio De Angelis

Elio De Angelis: il pilota di Roma che sembrava appartenere a un mondo diverso, anche quando il mondo attorno a lui era fatto di benzina, olio, rumore e rischio.

Suonava il pianoforte. E forse è da lì che bisogna partire, più che dai numeri o dalle classifiche. Dalle mani. Le stesse mani capaci di accarezzare i tasti e poi sentire sul volante la vibrazione di un’altra musica: quella del Cosworth prima, del turbo poi, feroce e rabbioso.

Aveva un’eleganza naturale, mai costruita. Cresciuto in una famiglia agiata, avrebbe potuto sembrare uno di quei ragazzi arrivati nelle corse per privilegio. Ma il privilegio non basta per vincere un duello all’ultimo giro con Keke Rosberg, come accadde a Zeltweg nel 1982, quando Elio portò la sua Lotus davanti a tutti per pochi decimi. Pochissimi, sufficienti però a raccontare il suo talento: pulizia, freddezza, precisione. Una guida quasi musicale.

La Lotus fu la sua casa. Colin Chapman credette in lui al punto da liberarlo dalla Shadow pagando le penali. In nero e oro arrivarono vittorie, pole position e il terzo posto nel Mondiale 1984. Poi arrivò Senna, con il peso di un destino già scritto, e De Angelis dovette reinventarsi alla Brabham.

La BT55, la celebre “sogliola”, era una vettura estrema, bassissima, difficile. Un progetto pensato per andare oltre, forse troppo.

Il 14 maggio 1986, al Paul Ricard, durante un test privato, una nota stonata spezzò la melodia. Un alettone che si stacca, la monoposto che decolla, il fumo, i soccorsi in ritardo. Prost si fermò per primo cercando un estintore. Rosberg si fermò anche lui, quasi a chiudere il cerchio di quel duello di Zeltweg.

In quel fumo nero di benzina e bianco d’olio c’era tutto: il mondiale che forse sarebbe arrivato, la bellezza dei ventotto anni, quel sorriso gentile e mai arrogante.

Elio se ne andò il giorno dopo, il 15 maggio. Troppo presto, come nei versi di Mogol: “Io son partito poi così d’improvviso che non ho avuto il tempo di salutare”.

E allora resta il vento. Restano le note. Resta l’immagine di un pilota elegante senza volerlo essere, veloce senza diventare mai sguaiato.

Suonava il pianoforte, il pilota di Roma.

 

Daniele Muscarella per formula1.it 

Foto Alchetron




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