
Il 17 maggio 1981 la Formula 1 visse uno dei suoi fine settimana più inquieti. A Zolder si corse il Gran Premio del Belgio, vinto da Carlos Reutemann con la Williams, ma il risultato rimase quasi sullo sfondo davanti a ciò che stava accadendo dentro e attorno alla pit lane.
Erano anni in cui la Formula 1 cercava ancora di convivere con il proprio caos. Trentasei vetture iscritte, corsie box strettissime, meccanici appesi ai muretti e monoposto che sfrecciavano a pochi centimetri dagli uomini ai box. Il venerdì, durante le prove, il meccanico della scuderia Osella, Giovanni Amadeo, perse la vita dopo essere stato investito proprio dalla Williams di Reutemann. Un dramma che spinse molti piloti a minacciare lo sciopero: le condizioni di sicurezza erano considerate ormai fuori controllo.
Eppure la gara partì lo stesso. E al via arrivò un’altra scena che oggi sembra inconcepibile. La Arrows di Riccardo Patrese rimase ferma sulla griglia; il meccanico Dave Luckett scavalcò il muretto per tentare di riavviarla mentre le altre vetture erano già pronte a scattare. Nel fumo e nella confusione, Siegfried Stohr non vide nulla e centrò in pieno la monoposto ferma. Luckett se la cavò con una gamba rotta: poteva essere una tragedia ancora più grande.
I piloti, sconvolti, fermarono la corsa al giro successivo. Quando il GP riprese, Reutemann andò a vincere davanti a Jacques Laffite. Terzo arrivò Nigel Mansell, conquistando il primo podio di una carriera che ne avrebbe portati altri 58.
Quel weekend però lasciò soprattutto una domanda sospesa: quante volte la Formula 1 era sopravvissuta più per fortuna che per organizzazione? Zolder 1981 fu uno degli episodi che accelerarono, lentamente e dolorosamente, il cambiamento culturale sulla sicurezza nel paddock.
Daniele Muscarella per formula1.it
Foto F1 History