
Oggi compie gli anni l’ultima donna ad aver preso parte ad un mondiale di F1 pur non riuscendo a qualificarsi per disputare una gara. Giovanna Amati non è diventata un’icona per i risultati, ma per la determinazione. Ha osato sedersi al volante di una monoposto di F1, sfidando il tempo, gli uomini e la mentalità dell’epoca.
Nel 1992 fu annunciata come pilota ufficiale della Brabham. Non riuscì mai a qualificarsi per un GP, ma bastarono tre apparizioni per entrare nella storia. Perché non si trattava solo di una donna al volante, ma di una donna in uno sport che si raccontava solo al maschile.
Da allora sono passati più di 30 anni. Il mondo è cambiato, la società anche. Ma la Formula 1 sembra ancora lì, ferma, in attesa di rivedere una donna disputare un Mondiale.
Adesso per fortuna abbiamo progetti, accademie, campionati junior al femminile, e la possibilità di mettere in luce anche il talento femminile.
Giovanna Amati, con la sua storia, ci ricorda che la Formula 1 non poteva dirsi moderna se avesse continuato a escludere metà del mondo.