
Alain Prost vince il Gran Premio di Francia al Paul Ricard, regala alla Ferrari la sua 100ª vittoria in Formula 1 e conquista il successo davanti al pubblico di casa. Ma quella domenica, paradossalmente, la copertina non appartiene al Professore.
Appartiene a Ivan Capelli.
La sua Leyton House azzurra, disegnata da Adrian Newey, sembra uscita da un’altra categoria. Una monoposto fragile, estrema, quasi incomprensibile: nelle prime sei gare della stagione il team aveva fallito la qualificazione in metà delle occasioni, compreso il precedente GP del Messico. Poi, al Paul Ricard, su un asfalto liscio e con lunghi tratti veloci, quella stessa macchina diventa improvvisamente un’arma aerodinamica.
Newey aveva concepito la CG901 cercando efficienza e pulizia estrema dei flussi. Era una vettura molto sensibile all’altezza da terra e agli assetti, difficile da far funzionare, ma quando entrava nella finestra giusta poteva trasformarsi in qualcosa di magico. In Francia accadde esattamente questo.
Mentre i favoriti si fermano ai box per cambiare gomme, Capelli e Mauricio Gugelmin scelgono la strada più rischiosa: nessuna sosta. Le due Leyton House si ritrovano incredibilmente prima e seconda. Non è una fase casuale, non è un regalo della strategia. Capelli tiene un ritmo vero, pulito, autorevole. Per lunghi giri resiste alla Ferrari di Prost e fa sembrare possibile l’impossibile.
Gugelmin si arrende per problemi al motore. Capelli, invece, resta lì. Solo che anche il suo Judd comincia a perdere colpi. A tre giri dalla fine Prost lo raggiunge e lo supera. La vittoria sfuma quando ormai sembrava abbastanza vicina da poterla toccare.
Capelli chiude secondo, davanti ad Ayrton Senna. Non vince, ma firma una delle più belle sconfitte della Formula 1 moderna: la giornata in cui una piccola scuderia, con un’idea tecnica audace e un pilota ispirato, arrivò a un passo dal battere Ferrari e McLaren.
Fu il giorno in cui la Leyton House di Newey sfiorò il miracolo e Capelli, pur sconfitto, rubò la scena a tutti.