
A Mantova si spegne Tazio Nuvolari, il “Mantovano Volante”. Sessant’anni di vita vissuta al limite, tra epiche vittorie, corse impossibili e sorpassi entrati nella leggenda, come quello “a fari spenti” alla Mille Miglia del 1930. Nuvolari non era solo un pilota: era la personificazione della velocità, del rischio e della tenacia.
Il giorno del suo funerale, la città si fermò. La bara, posta sul telaio di un’auto da corsa, fu scortata da campioni come Ascari, Fangio e Villoresi. Migliaia di persone affollarono le strade per salutare l’uomo che aveva trasformato la corsa in mito.
Enzo Ferrari, legato a lui da profonda stima, ricordò così quel momento: “Era un caldo pomeriggio, l’11 agosto 1953… mi persi tra le stradine di Mantova… chiesi indicazioni a un stagnino… capì, mi prese la mano e la strinse con calore: ‘Grazie d’essere venuto… come quello là non ne nasceranno più’”.
Il Drake lo descrisse come “l’unico capace di unire una sensibilità meccanica senza eguali a un coraggio quasi disumano”. Parole che spiegano perché, a oltre settant’anni dalla sua scomparsa, Tazio Nuvolari resti un’icona assoluta del motorsport.