
Oggi è il compleanno di Andrea Kimi Antonelli. Il suo percorso è stato un continuo salto in avanti: titoli nei kart, dominio in Formula 4, un passaggio quasi “di corsa” alla Formula 2 senza fermarsi in F3. Ogni categoria è stata bruciata con naturalezza, come se il tempo per lui scorresse più veloce.
È questa crescita accelerata che ha convinto Toto Wolff ad affidargli una responsabilità enorme, all’ennesimo salto: raccogliere il volante che fu di Hamilton in Mercedes. Un azzardo? Forse. Ma non sarebbe la prima volta che un team di vertice sceglie un giovanissimo: la Red Bull lo fece con Verstappen, la Renault con Alonso. Storie che dimostrano come il talento, a volte, valga più dell’anagrafe.
Per i tifosi italiani, rivedere un ragazzo così giovane in un top team è già motivo di orgoglio. Ora tocca a Kimi dimostrare che i titoli giovanili possono diventare risultati concreti, senza perdere la leggerezza dei suoi diciotto anni.
Buon compleanno Kimi: fin qui sei andato veloce, adesso, senza fretta, ti aspettano i traguardi più importanti.

25 agosto 1991 – L’inizio del mito
A volte il destino si presenta con una porta che si apre per caso. Bertrand Gachot, pilota Jordan, finì in carcere dopo una lite con un tassista londinese. Eddie Jordan dovette cercare in fretta un sostituto e la Mercedes gli propose un ragazzo tedesco, poco più che ventenne, con appena qualche test all’attivo: Michael Schumacher.
Schumacher arrivò a Spa-Francorchamps senza aver mai percorso un giro di quel tracciato leggendario. Il suo manager, Willi Weber, aveva assicurato al team Jordan che Schumacher conosceva bene la pista, anche se in realtà non era così. Il suo compagno di squadra, Andrea de Cesaris, avrebbe dovuto fargli fare un giro di ricognizione, ma era impegnato in trattative contrattuali. Così, Schumacher, per imparare le curve e le pendenze del difficile circuito belga, decise di studiarlo in autonomia usando una bicicletta, memorizzando curve, salite e discese. In qualifica, al volante di una monoposto che non conosceva, stupì tutti: settimo posto in griglia, davanti al compagno di squadra Andrea De Cesaris.
La domenica, però, la favola sembrò infrangersi subito: la frizione lo tradì dopo poche centinaia di metri. Ma quel lampo bastò. Team manager, avversari e appassionati capirono che stava nascendo qualcosa di speciale. Quell’apparizione fugace, iniziata quasi per caso, segnò il primo capitolo della leggenda del pilota che avrebbe poi riscritto la storia della Formula 1.