
26 agosto 2018 - Sul circuito di Spa-Francorchamps, Sebastian Vettel riportava la Ferrari sul gradino più alto del podio, superando Lewis Hamilton già al primo giro sul rettilineo del Kemmel e controllando la gara fino alla fine. Fu la vittoria numero 52 in carriera, quella che gli permise di scavalcare Alain Prost nell’albo d’oro e, soprattutto, di rilanciarsi nella lotta per il titolo mondiale.
All’epoca il duello con Hamilton sembrava apertissimo: la Ferrari aveva una monoposto veloce e Vettel lasciava il Belgio con la sensazione di poter davvero contendere il campionato alla Mercedes. Ma i GP successivi si rivelarono fatali: errori del pilota, strategie discutibili e un calo di competitività segnarono la fine delle speranze iridate, consegnando di fatto il titolo a Hamilton.
Quel giorno, però, non si parlò solo della vittoria Ferrari. Al via, un tamponamento di Nico Hülkenberg innescò un volo spettacolare di Fernando Alonso sopra la Sauber di Charles Leclerc. Fu il primo vero banco di prova per l’Halo, introdotto proprio in quella stagione tra mille polemiche: l’impatto dimostrò l’efficacia della nuova protezione salvando probabilmente la vita di Leclerc e mettendo a tacere gran parte delle critiche incentrate soprattutto sul problema estetico dell’”effetto sandalo”.

26 agosto 1979. A Zandvoort la Formula 1 regalava immagini destinate a restare scolpite nella memoria. Gilles Villeneuve, dopo una foratura, non si arrese: continuò a spingere con la Ferrari ormai menomata, la gomma che si staccava e la scocca che strisciava sull’asfalto. Non era solo ostinazione, era l’essenza stessa del suo modo di vivere le corse: mai arrendersi, mai alzare il piede.
La vittoria andò ad Alan Jones su Williams, seguito da Jody Scheckter — che proprio quell’anno sarebbe diventato campione del mondo. Ma quel giorno non furono i risultati a fare la storia: fu l’immagine di Gilles che, tra scintille e fumo, tornava ai box con la ruota posteriore ormai a pezzi. Uno spettacolo disperato e meraviglioso, che raccontava la differenza tra chi corre per vincere e chi corre per amore della velocità.
Era la Formula 1 di allora: brutale, romantica, indomita. Una Formula 1 che oggi ci sembra lontana, ma che vive ancora nei ricordi e nei racconti di chi la vide.