
Come sempre le Ardenne erano lì sullo sfondo, a godersi lo spettacolo.
Noi anche, pupille quasi strabiche nel groviglio di traiettorie che nell’istante in cui si ingarbugliava, già si scioglieva nella maniera più sorprendente.
Qualcosa doveva pur accadere, lo sapevamo dal giro precedente, il quarantesimo, quando c’era stato quella specie di bacio gommato tra la McLaren, più veloce per tutto il weekend, e la #Ferrari che chiudeva lucchetti a ogni serratura d’asfalto.
La sceneggiatura di Spa 2000 aveva avuto a pagina tredici il suo primo colpo di scena: Mika Hakkinen si era girato sul rettilineo, poi l’aveva rimessa in pista ma nel frattempo Michael Schumacher era passato. Da lì iniziò un’altra gara. A Schumi la testa, a Mika il motore Mercedes più potente. A noi i sobbalzi del “prima o poi”, sul tracciato che più d’ogni altro Schumi amava, dove ogni tornata costringeva gomme, cambio e freni a un nuovo collaudo.
Nel 2000 Eau Rouge e Radillon si facevano in pieno soltanto nel giro buono in qualifica, e non tutti si assumevano quel rischio. Mika lo stava facendo in gara, per cancellare l’errore che aveva reso il copione degno di Agatha Christie.
Ma nemmeno Agatha avrebbe piazzato la Bar-Honda di Zonta nel mezzo della scena madre. In quel malcapitato abitacolo, tutti avremmo voluto essere, non sentendoci degni né di quello di Michael, né di quello di Mika. Avremmo voluto il nostro camera-car per non perdere alcun centesimo di secondo, con bulbi oculari da camaleonti a catturare punti impensabili resi possibili; le supposizioni sul “dove” e la meraviglia del “come”.
Schumi apre a sinistra per scrollarsi il doppiaggio dalla fiancata, ma una presenza diventa un’assenza nel retrovisore; Zonta sente scie e percepisce due presenze, una attesa e una imprevista; Mika chiede al motore tutto ciò che può. Ulula strozzato il propulsore Ferrari nel cercare il punto, geme di piacere il Mercedes nell’orgasmo di quella linea che solo Hakkinen poteva immaginare.
Il primo ad applaudire, appena gli verrà chiesto, sarà proprio Schumacher, onorando la storia di un grande confronto sempre asperrimo in pista, cavalleresco fuori.
È SPA, bellezza