
“At the end of this year, I’ve decided, together with the team, that I’m going to retire from racing.”
Michael aveva vinto tutto con la Ferrari, aveva reso orgogliosa l’Italia intera, ma non era riuscito a padroneggiare la nostra lingua, e non ci riuscì neanche per il suo annuncio più importante in Rosso.
Con questa frase, pronunciata in conferenza stampa pochi minuti dopo il trionfo, Michael Schumacher trasformò Monza 2006 in una pagina di storia. In pista aveva appena piegato Kimi Räikkönen (che gli aveva sottratto la pole per 2 millesimi) e il debuttante Robert Kubica, salito al primo podio in carriera al suo terzo GP. Il successo fu il 90° di Michael e riportò il campionato a –2 da Alonso, con tre gare alla fine.
L’annuncio arrivò nelle stanze di Monza tra applausi e occhi lucidi: Maranello parlò subito di un “nuovo ruolo” per il Kaiser a fine stagione, mentre fuori i tifosi alternavano cori e silenzi increduli. Monza diventò così il teatro perfetto dell’addio scelto: vittoria, bandiere e una decisione irreversibile.
La storia, però, scrisse un epilogo inatteso che per tanti fu un tradimento: nel 2010 Schumacher tornò in F1 con la Mercedes per tre stagioni. Niente vittorie, ma lampi da fuoriclasse, contribuì a forgiare il team che dominerà l’era ibrida.
Monza 2006 resta così il giorno in cui Schumacher scelse dove e come salutare il popolo Ferrari: vincendo, e dettando lui stesso la fine di quello che fu il primo capitolo.