Prost: «Il titolo più bello nell'86. Senna? Non stava bene, senza di me aveva perso l'orientamento»
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Alain Prost ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de L'Equipe. Ve ne proponiamo un estratto in cui si è soffermato sui titoli mondiali vinti da pilota, sull'esperienza da costruttore in Formula 1, sulle nuove generazioni del Circus e, infine, sul suo rapporto col rivale di sempre Ayrton Senna.

Le parole di Alain Prost

Prost: «Il titolo più bello nell''86. Senna? Non stava bene, senza di me aveva perso l''orientamento»

"Dei miei quattro titoli, quale mi ha colpito di più? Senza dubbio quella del 1986. Perché è il più puro. Non eravamo favoriti con la McLaren MP4/2C. Quella vettura era inferiore alla Williams Honda di Nigel Mansell e Nelson Piquet. Il nostro motore Porsche, finanziato da TAG, non era potente come il loro. Abbiamo vinto perché la nostra squadra era coerente, compatta e perché c'era una grande atmosfera tra di noi".


Sull'esperienza da costruttore

"Mi sono chiesto fino all'ultimo se ne valesse la pena andare avanti. Firmammo con Peugeout, ma subito dopo loro annunciarono il ritorno al rally, che è nel loro DNA. Non investirono nulla, noi l'ultimo anno rompemmo 45 motori. In più avemmo cinque verifiche fiscali in cinque anni. Inizialmente addirittura Jacques Chirac, il presidente della Repubblica a quei tempi, ci promesse un sostentamento ma tre mesi dopo l'Assemblea Nazionale fu sciolta. É stata la peggiore esperienza della mia vita. 190 dipendenti mi costavano leggermente di più dei 450 di Ron Dennis in McLaren".

Sulle nuove generazioni di piloti

"Se fossi un giovane pilota starei bene così, ma non è affatto lo stesso lavoro. Ai miei tempi, il pilota padroneggiava tutto e informava i suoi tecnici di come si sentiva. Oggi è il contrario. Sono gli ingegneri, che siano pneumatici, motore, telaio, aerodinamica, freni... che danno informazioni al pilota. Avevamo cinque persone intorno a noi, oggi ogni pilota ne ha trenta. È molto segmentato. È complicato avere una visione globale dell'auto. A priori, non vorrei sperimentare questo nuovo tipo di guida. Eppure, fanno più soldi e corrono meno rischi".

Su Senna

"Abbiamo comunicato così tanto il giorno dopo il mio ritiro. Sentivo che non stava bene. Mi chiamava spesso. A volte due volte a settimana. Non mi ha mai telefonato mentre correvo ancora. Senza di me aveva perso l’orientamento. Probabilmente ero la sua fonte di motivazione".

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