La pioggia in Giappone ha il potere di cancellare la pista e farne quasi una supposizione, una scommessa per l’aderenza degli pneumatici. Ha contribuito a far scrivere pagine leggendarie, che continuiamo a raccontare, anche perché gli standard di sicurezza in epoche passate non erano aggiornati al livello attuale. Era una Formula 1 brutale, quella dei decenni passati. quando la soglia di rischio si innalzava improvvisamente con un decollo verticale, per una perdita di aderenza o per una traiettoria sbagliata.
Forse dopo Imola ‘94, negli anni a seguire, abbiamo iniziato a pensare che la velocità sulle quattro ruote scoperte potesse essere definitivamente disgiunta dal pericolo. Merito delle statistiche confortanti, ma nessuno mai avrebbe dovuto permettersi di pensare che questo sport fosse nel frattempo stato definitivamente bonificato da ciò che invece continua, con un’ombra molto meno incombente certamente, ad andare di pari passo con la soglia del limite: il pericolo, spesso mortale come il passato è lì a testimoniare, ma che anche nell’era contemporanea può incappare in una serie di concomitanze maledette.
Come quel giorno in Giappone, in una gara - iniziata troppo presto e finita troppo tardi - come osservò Felipe Massa. Il 5 ottobre 2014 da parecchi giri non si vedeva più nulla; l’uscita di pista rocambolesca della Sauber di Sutil avrebbe dovuto essere un monito: divenne il trampolino della tragedia. La gru era ancora lì al giro seguente, mastodontica a soffocare la via di fuga. La Marussia di Jules Bianchi andò a sbriciolarsi addosso al veicolo “di sicurezza”, finendo anche sotto alle gigantesche ruote. Vedemmo poco, ma subito capimmo. Capimmo anche, paradossalmente, che perlomeno due addetti alla rimozione della macchina di Sutil furono graziati dal destino, in quell’istante. L’ultimo istante di coscienza vigile di Jules Bianchi, che non era più un esordiente da tempo, che aveva già partecipato ai collaudi e ai test Ferrari, che per mesi è rimasto sul confine tra la vita e la morte, fino alle prime ore del 18 luglio 2015, quando l’annuncio della sua morte da parte dei familiari ha ricordato a tutti che i piloti su quel confine continuano ad affacciarsi, anche se il parapetto oggi è un poco più alto.
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