Mark Webber, Lewis Hamilton, Nico Rosberg
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Momenti difficili, quelli vissuti oggi in casa Ferrari. Quando anche il caso è contro di te, è dura trovare motivazioni per cercare di proseguire al meglio delle possibilità. Nel giorno dell’oramai “scontato”, ennesimo trionfo della Red Bull, il Cavallino rischia di perdere una volta per tutte il treno della lotta al titolo 2010. Mark Webber si invola subito verso il terzo successo stagionale, consapevole della superiorità di una vettura che può portarlo al titolo, ma non senza poter dimenticare che adesso c’è un incomodo peggiore del suo stesso compagno di team: Lewis Hamilton.

L’inglese ha corso una gara eccezionale, cosa a cui del resto ci ha piacevolmente abituati da tempo. Con una McLaren capricciosa qui a Silverstone, Lewis ha imposto insieme a Webber un ritmo impossibile per tutti gli altri, compensando con l’indiscutibile superiorità di guida le carenze di una monoposto non a suo agio nella gara di casa. Resta solo un dubbio: se Alonso non avesse subito gli ennesimi sorpassi in partenza e fosse rimasto dietro ai primi due classificati, quanto e come avrebbe retto ai loro tempi? Un piccolo dilemma, perché i tempi della Ferrari (quando era libera da vetture che precedevano) erano di poco superiori a quelli dei leader. E, beffa finale su una gara così dannata, lo stesso Fernando ha strappato a Felipe Massa il giro più veloce della gara.
Il timore è che in Ferrari si ripeta un inquietante copione già visto con Raikkonen: la grande pressione generata dallo stare in un team del genere, che sa di storia, mista al fatto che non c’è più il perfetto dream team degli anni d’oro, potrebbe stritolare chi corre con la F10. In maniera differente, ma con sintomi simili, è ciò che è accaduto a Kimi (ora rallyman, a quanto pare felice) dalla seconda metà di stagione del 2008, quando si è quasi spezzato qualcosa. Da lì in poi ci fu un mondiale perso senza motivo e una F60 che non voleva saperne di andare bene. Quest’anno, invece, la suonata era sembrata differente soprattutto agli inizi.
Il fondo amaro del calice, poi, è stata quella penalità piena di dubbi inflitta ad Alonso per aver risposto ad una manovra al limite di Kubica, in quel momento in procinto di essere passato dallo spagnolo. I commissari, questa volta quasi altrettanto lenti quanto lo sono stati in quel di Valencia, non hanno avuto dubbi e per dimostrarsi sicuri hanno dato un drive through che ha massacrato la gara di Fernando, tra l’altro doppiamente danneggiato dall’entrata della safety car, avvenuta immediatamente dopo per la presenza di pezzi di carbonio in pista persi da De La Rosa. E’ vero, chi supera un altro pilota con taglio di chicane deve restituire la posizione e ricominciare da capo. Ma Robert aveva portato “per mano” Alonso fuori dalla curva, cosa altrettanto discutibile nella stessa ottica avuta dai commissari. E i paragoni con Valencia si sono sprecati, con la Ferrari infuriata e uno Stefano Domenicali restio ai commenti (il che dice molto). Per la cronaca, Kubica si è poi ritirato per altri motivi.
Un gran premio che dovrebbe celebrare la storia della Formula 1, nata qui sessant’anni fa, che invece si trasforma nell’ennesimo groviglio di incomprensioni, polemiche e velate ingiustizie. Sono anni che ricorsi, appelli e reclami sono fatto quotidiano di questo sport. E’ ora di dare una svolta con regole più chiare, semplici e precise, soprattutto per un pubblico che da casa rischia di capire sempre meno. E quindi di allontanarsi. Ci si può consolare pensando al valore dimostrato oggi dalle Red Bull e dalle McLaren, entrambe con un pilota in lotta per la vittoria e con l’altro in lotta per rimontare. Webber ha buoni motivi per festeggiare, ma da domani dovrà guardare più attentamente la classifica: perché Lewis Hamilton, con passo felpato, ha già messo in atto una mini-fuga, allo stesso modo della McLaren nel mondiale Costruttori…

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- Formula1.it
Gara totalmente negativa per la Ferrari; eccezionale vittoria di Webber e grandi prestazioni di Hamilton ...

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