La notizia ha colto tutti di sorpresa: Christian Horner è stato licenziato da Red Bull, ponendo fine a un’era durata quasi vent’anni. Un addio improvviso che chiude uno dei cicli più vincenti della storia moderna della Formula 1. Ma se il capitolo con la scuderia austriaca si è concluso, il viaggio di Horner nel paddock è tutt’altro che finito. Con 124 vittorie come team principal, 8 titoli piloti e 6 costruttori, è il secondo più vincente di sempre, dietro solo a Ron Dennis.
Ha trasformato Red Bull da un team esordiente a una potenza dominante, scoprendo talenti come Vettel e Verstappen e costruendo una struttura solida, vincente e duratura. Le sue capacità gestionali, la visione strategica e la leadership sono qualità che qualsiasi scuderia vorrebbe avere al comando.
In un ambiente spietato come quello della Formula 1 non esistono garanzie, ma esistono i risultati. E quelli di Horner sono impossibili da ignorare. Ha attraversato epoche, regolamenti e generazioni diverse, mantenendo Red Bull sempre competitiva, spesso dominante. La sua capacità di gestione, la leadership e la lettura del contesto sportivo e politico sono riconosciute in tutto il paddock.
È difficile immaginare che un manager con questo profilo resti a lungo senza squadra. Che si tratti di un progetto ambizioso come Audi, di una realtà in crescita come Aston Martin o di un team storico in cerca di rilancio, Horner sarà senza dubbio al centro dell’attenzione. Inoltre, l’ex pilota e attuale opinionista di Sky Sports, Karun Chandhok, ha recentemente indicato Alpine come una pista da non sottovalutare, sottolineando come la squadra francese potrebbe rappresentare un terreno fertile per Horner.
I grandi campioni trovano sempre una via per tornare, e Christian Horner, nel suo ruolo, ha dimostrato di esserlo. Non è la fine della sua storia in Formula 1, è solo l’inizio di un nuovo capitolo.
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