Lewis Hamilton è il protagonista dell’ultimo numero di Ferrari Magazine, ma il suo inizio di stagione con la Rossa è tutt’altro che da copertina.
Il sette volte campione del mondo sta vivendo un’annata complessa, segnata da risultati altalenanti, zero podi in gara lunga e un crescente senso di frustrazione. L’ultimo episodio è arrivato a Città del Messico, dove Hamilton ha visto sfumare una delle sue migliori occasioni stagionali.
“Sono molto deluso dalla FIA”, ha dichiarato dopo aver ricevuto una penalità di 10 secondi che ha compromesso ogni possibilità di podio.
Il bilancio è impietoso: 19 Gran Premi consecutivi senza salire sul podio, un record negativo che lo ha portato a superare Didier Pironi come pilota Ferrari con il maggior numero di gare senza top 3 dal debutto (19 contro 18). L’unico acuto stagionale resta la vittoria nella Sprint Race in Cina, un lampo in un’annata finora grigia.

Hamilton non si nasconde. Nelle pagine di Ferrari Magazine riflette apertamente sul suo percorso con la Rossa, cercando di dare un senso a un inizio difficile ma carico di significato.
“Da quando sono arrivato sapevo che unire i nostri marchi sarebbe stato qualcosa di potente. Anche se continua a stupirmi, è bello e ha aspetti positivi ma anche responsabilità. Tutti vogliono vincere subito, ma ‘Roma non è stata costruita in un giorno’.”
Un messaggio chiaro: la costruzione di un progetto vincente richiede tempo, pazienza e fiducia. E Hamilton, nonostante le difficoltà, sembra voler restare fedele alla visione condivisa con Maranello. Nonostante questo, però, è certo che tutti, compreso lui, si aspettavano un esito diverso da una partnership come questa, cosa che non è accaduta.
Anche Frederic Vasseur, team principal Ferrari, ha sottolineato la necessità di affinare l’intesa tra il pilota britannico e la squadra. Dopo il weekend messicano, ha ribadito quanto ogni dettaglio conti in una Formula 1 sempre più serrata.
“Lewis e il team hanno bisogno di tempo per essere sulla stessa lunghezza d’onda su alcuni dettagli. E ogni dettaglio in questo momento ti fa perdere posizioni. Devi avere tutto sotto controllo ed è l’obiettivo chiaro di tutti.”
Hamilton, dal canto suo, continua a vivere questa nuova fase della carriera con uno spirito diverso. A 40 anni, il suo approccio è più maturo, più umano, più emotivo.
“Sono già in un momento diverso della mia vita. Ho 40 anni, sono salito per la prima volta su una F1 a 21 anni. Quando ho debuttato non è stato così emozionante, perché avevo un fuoco dentro di me. Ora, quando sali su una Ferrari provi amore, è una connessione diversa. Il rosso è uno dei miei colori preferiti. La Ferrari è storia, è un simbolo e ciò che rappresenta. Le auto sono capolavori. È anche il linguaggio, la cultura, il cibo. La passione degli italiani. Non avrei mai pensato di poter avere un ruolo qui perché ci sono differenze culturali, ma quando arrivi tutti sono di mentalità aperta. È qualcosa che va da essere umano a essere umano.”
Hamilton non ha risposte certe sul futuro, ma ha ben chiaro il suo ruolo nel presente. Lavora su sé stesso, sulla preparazione, sulla mentalità. E si affida al tempo per costruire qualcosa di duraturo.
“Quanto ci vorrà [per vincere]? Dobbiamo scoprirlo. Questa squadra è molto diversa dalle altre. Posso solo concentrarmi sulle cose che posso controllare, su come preparo le gare e lavoro con la squadra. E su come mi mostro positivo.”
Per Lewis Hamilton, il viaggio in rosso è appena cominciato. I podi mancano, le difficoltà non si nascondono, ma la connessione con la Ferrari va oltre i numeri. È fatta di simboli, emozioni, identità. In un mondo che misura tutto in decimi di secondo, Hamilton sembra voler costruire qualcosa che duri più di una stagione vincente: un’eredità. E se il successo non è ancora arrivato, la direzione è chiara. Perché certe strade, anche se tortuose, portano sempre dove vale la pena arrivare.
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