L'ultimo Gran Premio vinto - anzi, dominato - da Lando Norris porta con sé tanti spunti di riflessione verso i restanti quattro appuntamenti. Da Verstappen a Bearman, passando per Leclerc: ecco cosa rimane di Città del Messico sulla strada che porterà il Circus a San Paolo.
Impossibile non partire da Lando Norris, autentico dominatore del fine settimana. Il britannico mette le cose in chiaro sin dalla partenza, gestendo molto bene la grana delle scie e aprendo - come ampiamente previsto - il gap sugli inseguitori (13 i secondi di vantaggio accumulati nei primi 30 giri). Distacco più che raddoppiato alla bandiera a scacchi, arrivato a sfondare il muro del mezzo minuto e diventando così la distanza più ampia tra primo e secondo dell'intera stagione.

Per il numero 4 si tratta della decima vittoria in carriera su altrettanti circuiti, il che lo pone di diritto al pari di una leggenda del calibro di Michael Schumacher, l'unico ad aver raggiunto il medesimo record. Ad ogni modo ciò che più farà piacere a Norris è la ritrovata leadership della classifica, riconquistata a distanza di 6 mesi dall'ultima volta. Ora la pressione è destinata a spostarsi inevitabilmente su di lui e dovrà dimostrare di aver finalmente acquisito la maturità necessaria a confermare di poter vestire anche i panni della lepre oltre a quelli del cacciatore.
Quando si pensa al talento puro, purissimo, non ci si può esimere dal citare Charles Leclerc e Max Verstappen, più volte protagonisti di battaglie ai tempi dei kart e - seuppur meno rispetto a ciò che la classe regina meriterebbe - in Formula 1. Un nuovo capitolo era pronto per essere scritto domenica nelle fasi finali del Gran Premio, prima che la Virtual Safety Car congelasse gli ultimi chilometri salvando di fatto il monegasco, a quel punto giunto ormai al limite con i propri pneumatici rispetto all'olandese, protagonista di uno stint da manuale su gomma soft dopo una prima parte di gara in salita con la media e cominciata con quello spettacolare controsterzo sull'erba appena dopo la partenza.

Grande merito - come sottolineato dallo stesso Max - va dato al team, capace di attuare una strategia in grado di riportarlo a lottare per la top 3. Il distacco dalla vetta si è così ridotto da -40 a -36 ma, tenendo conto dello swap al vertice, Verstappen ha in realtà perso una decina di punti nei confronti di Norris. Per confermarsi campione il quattro volte iridato sarà ora chiamato da qui alla fine a recuperare almeno nove lunghezze a weekend a cominciare dal Brasile, circuito col quale ha da sempre un feeling speciale e dove la passata stagione vinse partendo dalla 17esima casella.
Chi paradossalmente potrebbe uscire più a cuor leggero dal weekend in terra messicana è Oscar Piastri, ora forse libero da pressioni che stavano cominciando a farsi troppo opprimenti, complice il traguardo di Abu Dhabi che si avvicina sempre di più.
La domenica dell'australiano è stata principalmente contro la Mercedes: prima quella di Russell, sul quale non è riuscito neppure l'undercut (complice il traffico di Albon nell'out lap), poi - dopo lo swap tra i piloti del team di Toto Wolff - quella di Antonelli, superata in pit-lane grazie ad una sosta più rapida rispetto a quella dell'italiano. La svolta per Piastri è poi arrivata in staccata di curva 1, quando ha azzardato e portato a termine un sorpasso ai danni del #63, uscendo letteralmente di traverso: una mossa nella quale si è rivisto quel pilota che fino a poche ore prima si trovava meritatamente in vetta al Mondiale.
Nel complesso Piastri ha limitato i danni al termine di un fine settimana che avrebbe potuto presentargli un conto ben più salato; quinto l'australiano al traguardo ad un soffio dal quarto posto di Bearman che gli avrebbe garantito la possibilità di mantenere la leadership della classifica nonostante il contemporaneo trionfo del compagno-rivale.

Rimane ora da sciogliere il nodo relativo al telaio che, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere soggetto a sostituzione alla vigilia della tappa di San Paolo su precisa richiesta dell'entourage di Oscar, al fine di eliminare eventuali collegamenti con il calo di performance del classe 2001.
Agrodolce il weekend delle Frecce d'Argento che se da un lato hanno subito il controsorpasso della Ferrari nei Costruttori grazie al secondo posto di Leclerc - 50° podio per il monegasco in Formula 1, il settimo stagionale per lui e per il Cavallino - dall'altro hanno invece assistito all'ottima tre giorni di Kimi Antonelli, per la prima volta davanti a George Russell alla bandiera a scacchi.

Una gara solidissima quella del 19enne italiano che poteva anche culminare col podio, possibilità però sfumata con lo swap voluto dal compagno che ha fatto perdere secondi preziosi nella rincorsa all'allora terzo posto di Bearman. Da sottolineare però la personalità mostrata dallo stesso Kimi che, nel momento in cui si è capito che Russell non ne aveva di più, non ha esitato a chiedere la restituzione della posizione ceduta in precedenza.
Ci è andato vicino Oliver Bearman a regalare alla Haas il primo podio della sua storia, ma il quarto posto finale rimane comunque una grande impresa, figlio anche dell'ottima performance in qualifica. Il 20enne della Ferrari Driver Academy è stato abile ad approfittare della bagarre tra Hamilton e Verstappen nella prima fase di gara e fortunato nel finale quando - esattamente come nel caso di Leclerc - la VSC ha neutralizzato la rimonta di Piastri.

Questa P4 rimane comunque il miglior risultato in Formula 1 per Ollie e certifica l'ottima strategia del team (non è la prima volta quest'anno che parliamo dell'abilità dei loro strateghi) che ha ottenuto un doppio piazzamento in zona punti, visto il contemporaneo nono posto di Esteban Ocon. Un bottino complessivo di 14 punti che permette alla squadra americana di scavalcare la Sauber - decima al traguardo con Bortoleto alla vigilia della sua prima gara di casa - all'ottavo posto, sognando ora l'aggancio ad Aston Martin e Racing Bulls, distanti rispettivamente 7 e 10 lunghezze.
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