Stile, eleganza, rispetto per tutti. Anche per quelli che non sempre lo avevano rispettato. Perché ogni tanto bisogna guardarsi indietro a riconsiderare la vera grandezza, se in precedenza non siamo stati in grado di riconoscerla del tutto.
Dici Sebastian Vettel e ti accorgi che non mancava niente, a lui, perché lo si annoverasse nella galleria dei grandi di ogni epoca, in Formula Uno. Se, poi, tornassimo a inquadrare da un punto di vista di appartenenza ferrarista la sua parabola agonistica, allora con un po' di onestà intellettuale dovremmo tornare a considerare che, all'epoca, ha dato più lui alla Ferrari di quanto "quella" Ferrari abbia potuto fare per lui; tralasciando poi il trattamento che la scuderia ha lasciato che i media gli riservassero dopo l'arrivo di Leclerc.
Allora, regaliamoci un po' di ricordi delle sue imprese in pista: non tutti, perché avremmo persino troppa scelta, però un piccolo estratto sì, dagli esordi alla fase matura.

Cominciamo dal lontano GP Usa del 2007: il debutto; quasi una casualità, propiziato dall’incidente occorso a Robert Kubica in Canada che impedì a quest'ultimo di gareggiare sette giorni dopo, a Indianapolis. Al volante della BMW Sauber, il tedesco all’epoca non ancora ventenne conseguì il settimo tempo in qualifica, chiudendo poi la gara senza errori con l’ottavo posto. Buonissima la prima.

Facciamo un salto in lungo nel tempo: 2021, dopo l'esperienza in Ferrari. Vettel è in Aston Martin, assieme a Lance Stroll, figlio del boss Lawrence.
Nel GP d'Azerbaijan 2021, alla sesta tappa della stagione, in un gran premio segnato dal caos, con la bandiera rossa per l’incidente di Verstappen e una ripartenza da fermi a tre giri dal termine, Vettel era partito undicesimo, era già terzo nel momento dell’interruzione, alla fine chiude addirittura secondo, raggiante sul podio insieme al trionfatore Perez e a Gasly.

Giocando con le linee del tempo, torniamo a uno dei pomeriggi più mesti per i tifosi del Cavallino, ma al tempo stesso una delle imprese frutto della classe cristallina di Sebastian Vettel. GP del Brasile 2012, uno dei duelli più serrati tra Vettel e Alonso. Sebastian scatta dalla quarta piazzola, con Fernando in settima posizione: lo spunto al via non è granché. Subito dopo, testacoda, dopo essere stato tamponato dalla Williams di Bruno Senna. Le chance di confermarsi Campione del Mondo per la terza volta saranno, a quel punto, ridotte al lumicino, ma Vettel avrà con sé talento e buona sorte: ripartito ultimo, ma miracolosamente senza danni, sarà autore di una rimonta furiosa, aiutata dalla Safety Car e da una pioggerella che renderà l’asfalto insidioso. Chiuderà infine sesto e, con Alonso secondo alle spalle di Button, sarà festa per la Red Bull.

Malesia 2015, secondo gran premio da ferrarista. Un "bignami" dei rimpianti per ciò che poteva essere e che non è stato, negli anni di Vettel in rosso. Una strategia di gara perfetta e una gestione degli pneumatici che dà scacco matto alla coppia della Mercedes, ossia Lewis Hamilton e Nico Rosberg, che finiscono sul podio alle spalle del vincitore.
Quella Ferrari stava risalendo la china; quel giorno tornò sul gradino più alto del podio dopo due anni di attesa e, con l’arrivo di Maurizio Arrivabene a Maranello, dopo le dimissioni di Stefano Domenicali, provava a ricostruire le proprie ambizioni dopo l'addio di Fernando Alonso. Chi meglio di Vettel per legittimare i sogni iridati? Se non accadde, non fu certo colpa di un fuoriclasse come Sebastian, gentiluomo delle corse, forte e completo come pochi altri.
Leggi anche: Un ritorno speciale: Vettel incontra i tifosi a Interlagos
Foto interna www.formula1.com
Foto interna www.redbull.com