Il destino tira i dadi, mentre pensiamo di essere noi a determinare il gioco.
L'adrenalina, la folla, il rumore, la tensione: tutto si spense in un lampo, così come si era acceso. Un nome rimase sospeso tra applausi spezzati e un silenzio incredulo.
Nelle mattine limpide, quando la bruma si sollevava lentamente dai campi attorno a Kerpen, il rampollo della casata era solito uscire di casa prima che chiunque si svegliasse. Diceva che soltanto così il mondo "parlava" davvero: nel silenzio in cui si percepiva il brucare dei cavalli, il fruscio del vento tra le fronde, il respiro delle cose quando il rumore non le disturba.

Cosa c'entra, con un incipit del genere, il frastuono dei motori? C'entra, perché è l'altra faccia della medaglia di un'anima delicata e inquieta come quella di Wolfgang Alexander Albert Eduard Maximilian Reichsgraf Berghe von Trips, che per tutti era semplicemente "Taffy".
Dietro le eterne lenti scure, Enzo Ferrari vide riflessa l'essenza di quel ragazzo che riusciva ad amare la dimensione bucolica cara agli eremiti e al tempo stesso le esalazioni di benzina che sembravano sciogliere l'orizzonte sopra le tribune: - Non è solo talento - disse una volta a un meccanico; - È la grazia. Gli altri combattono con la macchina. Lui parla con lei -.

Forse per questo, o anche per questo, i tifosi lo adoravano: il sorriso timido, la gentilezza fuori dall'abitacolo, il modo di essere veloce senza essere aggressivo. Perché von Trips guidava come chi danza. Le curve come archi disegnati, la velocità come una declinazione dell'eleganza.
Monza '61, catapulta e carambola. Spettatori inconsapevoli dei loro ultimi istanti, i nomi di Clark e di von Trips che è come se vorticassero, mescolando schegge di vocali, frammenti di consonanti.

Il Barone non riesce a separarsi dalla macchina, come un amante che non voglia saperne di scendere dal letto che condivide con la sua donna, anche se non ha più tempo. E il tempo quel giorno era finito, per "Taffy" von Trips, a differenza dell'amore: ogni volta che si racconta la sua storia, dalla rapida ascesa alla involontaria carambola, torna come una carezza, però affilata come lamiera, quella sua profezia involontaria, spesso ripetuta per far sì che l'inquietudine non si trasformasse in paura, ogni volta che il motore stava per prendere vita: - La velocità non perdona chi la ama troppo -.
Foto interna it.pinterest.com
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