Quando un pilota di Formula 1 arriva su un circuito, la concentrazione diventa totale. Ma lontano dai box, dalle strategie e dalla pressione del cronometro, emerge un lato più umano, più fragile e più autentico.
È questo il contesto in cui Pierre Gasly ha scelto di raccontarsi: nella quiete del suo appartamento milanese, tra ricordi dolorosi, rinascite sportive e nuove ambizioni. Un viaggio intimo che ripercorre la sua carriera, dalle prime corse in kart fino al ruolo di leader in Alpine, senza filtri e con una sincerità rara nel paddock.

Gasly ripercorre gli anni della crescita, l’ingresso nel programma Red Bull e la vittoria in GP2 che avrebbe dovuto aprirgli le porte della Formula 1. Ma la realtà fu diversa.
“È stato molto difficile da accettare, perché mi era stato detto: ‘Se vinci il campionato GP2, avrai una possibilità in Formula 1’. È stato come uno schiaffo in faccia. Ho pensato: ‘Ok, cosa devo fare di più?’”
La chiamata arrivò, ma l’esperienza in Red Bull si rivelò complessa.
“Non c’era supporto da nessuna parte… non mi sono stati dati gli strumenti per performare. Loro non erano felici, ma nemmeno io, perché vedevo che non potevo mostrare il mio potenziale.”
La retrocessione in Toro Rosso fu quasi un sollievo.
“È stato come un sollievo.”
E proprio lì, nel weekend più difficile della sua vita, Gasly dovette affrontare la tragedia della perdita del suo amico fraterno Anthoine Hubert.
“Ho visto in lontananza i miei genitori in lacrime. Ho capito subito cosa era successo.”
Il ricordo di Hubert è ancora vivo.
“Vorrei solo aver aspettato un po’ più a lungo nel locale per abbracciarlo… Questo mi ha insegnato ad apprezzare il momento e a non dare nulla per scontato.”
Da quel dolore è nata una nuova forza, che lo ha portato al podio in Brasile 2019.
“La gente mi ha giudicato troppo in fretta… Pensare a quel podio mi fa ancora sorridere.”
E poi alla vittoria storica di Monza nel 2020.
“Ero nel mio mondo. Quei pochi secondi li porterò con me per sempre.”
Il passaggio in Alpine, firmato simbolicamente nel giorno del compleanno di Hubert, ha segnato un nuovo capitolo.
“Tutto è andato al posto giusto il giorno del compleanno di Anthoine, non potevo crederci.”
Oggi Pierre Gasly è il volto della rinascita sportiva: un pilota che ha trasformato delusioni, pressioni e tragedie personali in una determinazione incrollabile. Con Alpine ha già vissuto momenti speciali, come il doppio podio dopo mesi difficili.
“L’espressione sui volti del team era impagabile… una gara che ricorderò per sempre.”
Il futuro? Gasly non ha dubbi.
“F1 e, speriamo, con Alpine, il titolo di campione del mondo! So che per la gente è difficile da immaginare… ma posso vederci lottare in testa.”
E conoscendo la sua storia, la sua resilienza e la sua fame, scommettere contro di lui sarebbe un errore.
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