Lando Norris ha trattenuto l'emozione per tutti i 56 giri di Abu Dhabi, per poi lasciarsi andare alle lacrime una volta tagliato il traguardo. "Sembro un perdente", ha detto poi davanti alle telecamere mentre non riusciva a trattenere l'emozione, con la voce ancora rotta dal pianto e dall'adrenalina. Ma in quel momento, con tutti gli occhi del mondo addosso, il 26enne inglese era il vincitore di un Mondiale lungo ed estenuante, iniziato a marzo e finito a dicembre con soli due punti di vantaggio. E, soprattutto, era il vincitore in quella battaglia con se stesso, con il pensiero di non essere abbastanza, con le sue debolezze mai nascoste al pubblico. Con il suo essere imperfetto in un mondo di duri.
Perchè da qualche mese l'adolescente simpatico e sbarazzino aveva lasciato il posto a un ragazzo più talentuoso ed esperto, ma anche fragile, angosciato, che crollava con la pressione. Dopo l'errore nelle qualifiche di Jeddah ne è arrivato un altro al sabato del Bahrain, e poi il disastro del Canada e dell'Olanda. Ma quando ormai sembrava tutto perduto, l'inglese ha trovato la forza di rialzarsi proprio in se stesso, ascoltando le sue debolezze. Perché dal fondo non si può fare altro che rialzarsi.
A piccoli passi, con un miglioramento alla volta, lavorando sulla sua forza e sulla sua salute mentale ha risalito la china. Ogni momento e ogni punto contava, con tenacia e determinazione, verso quell'obiettivo che sembrava irraggiungibile. Fino a quella notte di Abu Dhabi, dove ha vinto rimanendo se stesso. Senza fingersi forte, senza nascondere le debolezze e le incertezze. Lasciando dei buchi in quella corazza da duro tanto necessaria in Formula 1. Abbracciando la sua famiglia dopo le gare. Credendo sempre nella forza di un sogno e nella costanza che serve per realizzarlo.
Leggi anche: Stella e il dominio McLaren: «Ci stiamo affermando a un ritmo senza precedenti»
Leggi anche: Silverstone, Monaco e titolo piloti: la tripletta da sogno di Lando Norris