Nella giornata di oggi, il motorsport ricorda Michael Schumacher, nato il 3 gennaio del 1969. Non c'è bisogno di elencare i successi e i numeri del campione, che vanno dai 7 Mondiali alle 96 vittorie, quanto di rivivere i ricordi che i suoi anni in Ferrari hanno lasciato: le domeniche sul divano con la famiglia a vedere l'ennesima prodezza, le emozioni dei trionfi della Rossa e quel sentimento che teneva insieme l'Italia, perché vedere Michael era come vedere la nazionale di calcio.
E non c'è neanche bisogno di fare supposizioni sul suo stato di salute, condizionato da quel terribile incidente sugli sci di Meribel del 2013. Da allora sono pochissime le notizie che escono sul pilota tedesco, sotto la stretta sorveglianza della famiglia, che con amore e cura contrasta anche tutte le dicerie che puntualmente escono. Sono stati anni di silenzio che suonano rumorosi, uno scherzo del destino per chi ha passato una vita a sfidare il pericolo, correndo a 300 km/h, uscendone con poche cicatrici. Anche dopo il suo ritiro aveva continuato a cercare l'adrenalina tra gare in moto e lanci con il paracadute, per poi terminare il tutto in un semplice giorno di festa.
La vita gli ha presentato un conto molto salato per tutte le volte che aveva sfiorato il brivido, affrontandolo con un animo un po' troppo impavido. "Guarda, io sono abbastanza fatalista, ma io rischio perche sono sicuro che a me non accadrà mai nulla", aveva detto a Pino Allievi, come raccontato proprio dal giornalista nell'ultimo episodio dl podcast Terruzzi Racconta. Quel fatalismo, oggi, ha un sapore amaro, ma non cancella quel fermo immagine di gioia, un'icona che il tempo non può scalfire. Oggi lo festeggiamo così: ricordando non come è finita, ma quanto è stato incredibile il viaggio
Foto copertina x.com
Leggi anche: Buon compleanno a Michael Schumacher: la F1 celebra il Kaiser
Leggi anche: La F1 scalda i motori: il calendario dei test pre-stagionali