In Formula 1 ci sono duelli che infiammano il pubblico, celebrati dalle telecamere e amplificati dal boato delle tribune. Ma le sfide che davvero plasmano un pilota raramente avvengono sotto i riflettori.
Si consumano nel silenzio teso di un box, dove due compagni di squadra condividono la stessa macchina, gli stessi dati, le stesse condizioni. È lì che il margine d’errore si azzera, che ogni dettaglio diventa un confronto diretto e inevitabile. Nessuna scusa, nessun filtro: solo la capacità di adattarsi, di leggere ciò che gli altri non vedono, di mantenere una disciplina mentale che vale più di qualsiasi giro perfetto.
Questa serie nasce per raccontare proprio queste sfide nascoste, i duelli che non fanno rumore ma che decidono gerarchie, influenzano sviluppi tecnici e, a volte, cambiano il corso di una carriera.
Nel primo capitolo abbiamo esplorato la convivenza delicata in casa Mercedes, simbolo di una ricostruzione complessa. Nel secondo siamo entrati nel cuore pulsante della Red Bull, dove la non competizione interna è parte del DNA stesso della squadra. Nel terzo abbiamo osservato da vicino la sfida generazionale in Haas, tra l’esperienza metodica di Esteban Ocon e l’irruenza affamata di Oliver Bearman.
Oggi il viaggio approda nel box più iconico ed esigente di tutti: la Ferrari. Qui prende forma una delle dinamiche più affascinanti e delicate del 2025, quella tra Charles Leclerc e Lewis Hamilton.
Un talento cresciuto a Maranello, che fin dal debutto ha messo anima e corpo al servizio della Ferrari, contro il campione più vincente della storia della Formula 1: due visioni diverse della leadership, due modi opposti di vivere la pressione e di interpretare il ruolo di riferimento tecnico.
Eppure, ciò che traspare agli occhi degli appassionati e, ancor più, degli addetti ai lavori all’interno del box Ferrari, è la sensazione di uno strapotere crescente di Leclerc, ormai figura centrale nelle dinamiche del team, e di un Hamilton che non è mai riuscito davvero ad adattarsi al nuovo ambiente.
In una Ferrari che da anni alterna slanci di ambizione a dolorosi ritorni alla realtà, il 2025 ha riportato al centro della scena una delle dinamiche più delicate dell’intero paddock, comunque l'unica interessante a Maranello in questa deludente stagione.
Da un lato Charles Leclerc, talento cresciuto a Maranello e riferimento prestazionale della squadra; dall’altro Lewis Hamilton, il campione più vincente della storia, arrivato per trasformare un sogno in un ultimo capitolo leggendario. Ma la realtà si è rivelata ben diversa.
Tra aspettative riposte in una vettura che avrebbe dovuto garantire ben altre prestazioni, un Hamilton spesso fuori sintonia con gli ingegneri e dichiarazioni – sue e del presidente – che hanno finito per alimentare ulteriori tensioni interne, la stagione 2025 si è trasformata nella più negativa e complessa dell’era recente Ferrari.
Le promesse di inizio anno si sono scontrate con una realtà fatta di scelte tecniche discutibili, comunicazione incerta e un clima sempre più pesante all’interno del team, incapace di trovare una direzione chiara mentre la pressione cresceva gara dopo gara.
Nel 2025, la convivenza tra Lewis Hamilton e Charles Leclerc nel box Ferrari ha messo in luce un dominio netto da parte del monegasco. Con la SF-25, Leclerc ha lanciato un segnale inequivocabile: è stato davanti in gara in 20 occasioni contro le 4 di Hamilton.
In questo contesto resta un vero mistero l’unico acuto di Hamilton in Cina, che ha regalato a lui e alla Ferrari una vittoria, seppur nella Sprint.
Il dato che più di ogni altro fotografa la crisi è quello delle qualifiche: Leclerc ha prevalso 19 volte su 24. Non è soltanto una statistica, ma il simbolo di un vortice tecnico e mentale in cui Hamilton è scivolato senza riuscire a riemergere.
Dopo le prime esclusioni dal Q2 – Jeddah, Suzuka e Imola – inizialmente archiviate come episodi isolati legati alla mancata familiarità con la SF-25, la situazione è peggiorata. Con il passare dei weekend, le eliminazioni in Q2 sono diventate quasi routine: Montreal, Spielberg, Budapest, Zandvoort, fino alle clamorose uscite di Singapore e Lusail.
A un certo punto non faceva più notizia vedere Hamilton fermarsi in Q1, un paradosso per un sette volte campione del mondo.
La combinazione tra una vettura difficile da interpretare, un compagno di squadra perfettamente integrato nel sistema Ferrari e un ambiente tecnico con cui non è mai scattata la sintonia ha trasformato le qualifiche – un tempo il suo territorio naturale – in un terreno minato.
L’analisi del passo gara, ottenuta confrontando la media dei migliori 30 giri per ciascun Gran Premio, conferma un quadro già evidente nelle qualifiche: Leclerc è stato più veloce lungo l’intero arco dei 24 GP, con poche eccezioni legate a situazioni particolari.
Per Hamilton non si è trattato solo di perdere il confronto diretto. La stagione è stata segnata da una mancanza di sintonia strutturale con l’ambiente Ferrari. Le numerose frizioni nei team radio con Riccardo Adami, suo ingegnere di pista, sono diventate un leitmotiv.
A questo si aggiungono penalità ed errori banali, veramente rari per un sette volte campione del mondo e indicativo di un pilota fuori ritmo.
È vero che anche Leclerc si è spesso lamentato via radio dei limiti della SF-25. Ma la differenza sostanziale è che il monegasco ha saputo adattarsi, modificando progressivamente il proprio stile di guida.
Hamilton, al contrario, è rimasto intrappolato in un circolo vizioso fatto di incomprensioni, frustrazione e un feeling mai sbocciato né con la vettura né con il team. Ogni tentativo di adattamento sembrava aprire una nuova criticità.
Alla fine, ciò che resta della stagione Ferrari 2025 è un distacco che va ben oltre i numeri. Leclerc e Hamilton hanno condiviso lo stesso box, la stessa vettura, gli stessi strumenti, ma hanno vissuto due realtà completamente diverse.
Il 2025 ha sancito una gerarchia chiara, forse più netta di quanto chiunque si aspettasse.
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