L’AMR26 è apparsa per la prima volta a Barcellona dopo dieci mesi di lavoro febbrile e, in pochi istanti, è diventata il centro della conversazione nel paddock. Non poteva essere altrimenti: è la prima Aston Martin firmata da Adrian Newey, l’ingegnere che più di ogni altro ha plasmato l’aerodinamica moderna della Formula Uno. Tra un regolamento completamente nuovo, una corsa contro il tempo e un progetto deciso a spingersi oltre i confini noti, Newey racconta filosofia, rischi e ambizioni della vettura che inaugura la nuova era 2026.

Di fronte a un regolamento radicalmente rinnovato, Newey non nasconde l’incertezza che accompagna ogni scelta progettuale.
«Abbiamo esaminato attentamente il regolamento… ma, in realtà, con un regolamento completamente nuovo, nessuno è mai sicuro di quale sia la filosofia giusta».
Nemmeno lui, che ammette senza filtri:
«Non siamo certamente sicuri di quale sia la migliore interpretazione del regolamento… bisogna scegliere una strada e andare avanti».
Una direzione che molti definirebbero aggressiva, anche se Newey preferisce lasciarne i contorni volutamente sfumati:
«La direzione che abbiamo intrapreso potrebbe essere interpretata come aggressiva… questo la rende aggressiva? Forse sì, forse no».
Nessun componente da isolare, nessun dettaglio da esibire.
«Il design di un’auto è un insieme olistico… è il modo in cui tutte le parti lavorano insieme».
Eppure, una zona emerge per complessità estrema: il retrotreno, portato a un livello di compattezza senza precedenti.
«L’auto è molto compatta. Molto più compatta di quanto credo sia mai stato tentato prima da Aston Martin Aramco».
Una scelta che ha imposto un lavoro serrato con i progettisti meccanici, chiamati a sacrificare spazio e margine operativo per inseguire l’efficienza aerodinamica.
L’AMR26 è arrivata in pista solo negli ultimi due giorni dello shakedown, e non per scelta strategica.
«Siamo partiti in svantaggio… non abbiamo portato un modello nella galleria del vento fino a metà aprile».
Un ritardo di circa quattro mesi che ha compresso sviluppo e progettazione in un tempo quasi proibitivo.
«L’auto è stata assemblata solo all’ultimo minuto», ammette Newey, senza nascondere la tensione del debutto:
«Ogni volta che un’auto scende in pista per la prima volta è sempre un momento di nervosismo».
L’obiettivo non è arrivare a Melbourne con una vettura definitiva, ma con una base capace di crescere.
«Abbiamo cercato di costruire qualcosa che abbia un grande potenziale di sviluppo».
Un approccio opposto a quello delle monoposto “ottimizzate ma rigide”, rapide subito ma difficili da evolvere durante la stagione.
E, soprattutto, una vettura più guidabile:
«Con questa nuova formula stiamo cercando di realizzare un’auto da cui Lance e Fernando possano estrarre prestazioni costanti».
Il nuovo ruolo da Team Principal non cambia la sua visione:
«Per molti versi, per me è semplicemente un titolo… si tratta di far crescere tutti».
Una leadership che passa più dalla cultura tecnica che dalla gerarchia. In questa visione rientrano partner come Aramco e Valvoline, centrali nella nuova era dei carburanti sostenibili.
«Il carburante sostenibile è una soluzione energetica fondamentale… è entusiasmante che la Formula Uno la stia abbracciando».
Aramco, spiega Newey, ha dovuto riorganizzare e ampliare i propri impianti per sviluppare un carburante su misura per il nuovo motore Honda.
La nuova CoreWeave Wind Tunnel rappresenta uno dei balzi tecnologici più significativi del progetto.
«Direi che è probabilmente la migliore galleria del vento al mondo per la Formula Uno».
Grazie a sistemi avanzati come il PIV e alla potenza di calcolo CoreWeave, l’analisi aerodinamica diventa più rapida e precisa.
Quanto all’intelligenza artificiale, Newey distingue con lucidità tra hype e utilità reale:
«Il nostro utilizzo dell’IA è incredibilmente personalizzato… la impieghiamo per compiti specifici e persino nella strategia di gara».
Le applicazioni più avanzate, però, restano volutamente riservate.
L’AMR26 nasce dall’equilibrio fragile tra intuizione, rischio e necessità. È una vettura concepita in ritardo, in un contesto tecnico completamente nuovo, e porta la firma di un progettista che non ha mai avuto paura di reinventarsi.
Newey non promette certezze, ma una direzione: costruire un’auto capace di evolvere, adattarsi e sorprendere. In un anno in cui tutto cambierà rapidamente, la sua filosofia diventa la chiave di lettura più autentica possibile: mantenere la mente aperta. È spesso così che iniziano le rivoluzioni.
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