Dentro la mente di Newey: l’AMR26 è la sua rivoluzione più audace?
03/02/2026 15:30:00 Tempo di lettura: 6 minuti

L’AMR26 è apparsa per la prima volta a Barcellona dopo dieci mesi di lavoro febbrile e, in pochi istanti, è diventata il centro della conversazione nel paddock. Non poteva essere altrimenti: è la prima Aston Martin firmata da Adrian Newey, l’ingegnere che più di ogni altro ha plasmato l’aerodinamica moderna della Formula Uno. Tra un regolamento completamente nuovo, una corsa contro il tempo e un progetto deciso a spingersi oltre i confini noti, Newey racconta filosofia, rischi e ambizioni della vettura che inaugura la nuova era 2026.

 

Una filosofia da inventare

Dentro la mente di Newey: l’AMR26 è la sua rivoluzione più audace?

Di fronte a un regolamento radicalmente rinnovato, Newey non nasconde l’incertezza che accompagna ogni scelta progettuale.
«Abbiamo esaminato attentamente il regolamento… ma, in realtà, con un regolamento completamente nuovo, nessuno è mai sicuro di quale sia la filosofia giusta».
Nemmeno lui, che ammette senza filtri:
«Non siamo certamente sicuri di quale sia la migliore interpretazione del regolamento… bisogna scegliere una strada e andare avanti».

Una direzione che molti definirebbero aggressiva, anche se Newey preferisce lasciarne i contorni volutamente sfumati:
«La direzione che abbiamo intrapreso potrebbe essere interpretata come aggressiva… questo la rende aggressiva? Forse sì, forse no».

 

Un progetto che vive nell’insieme

Nessun componente da isolare, nessun dettaglio da esibire.
«Il design di un’auto è un insieme olistico… è il modo in cui tutte le parti lavorano insieme».
Eppure, una zona emerge per complessità estrema: il retrotreno, portato a un livello di compattezza senza precedenti.

«L’auto è molto compatta. Molto più compatta di quanto credo sia mai stato tentato prima da Aston Martin Aramco».
Una scelta che ha imposto un lavoro serrato con i progettisti meccanici, chiamati a sacrificare spazio e margine operativo per inseguire l’efficienza aerodinamica.

 

Una corsa contro il tempo

L’AMR26 è arrivata in pista solo negli ultimi due giorni dello shakedown, e non per scelta strategica.
«Siamo partiti in svantaggio… non abbiamo portato un modello nella galleria del vento fino a metà aprile».

Un ritardo di circa quattro mesi che ha compresso sviluppo e progettazione in un tempo quasi proibitivo.
«L’auto è stata assemblata solo all’ultimo minuto», ammette Newey, senza nascondere la tensione del debutto:
«Ogni volta che un’auto scende in pista per la prima volta è sempre un momento di nervosismo».

 

Potenziale prima della perfezione

L’obiettivo non è arrivare a Melbourne con una vettura definitiva, ma con una base capace di crescere.
«Abbiamo cercato di costruire qualcosa che abbia un grande potenziale di sviluppo».

Un approccio opposto a quello delle monoposto “ottimizzate ma rigide”, rapide subito ma difficili da evolvere durante la stagione.

E, soprattutto, una vettura più guidabile:
«Con questa nuova formula stiamo cercando di realizzare un’auto da cui Lance e Fernando possano estrarre prestazioni costanti».

 

Una nuova cultura tecnica

Il nuovo ruolo da Team Principal non cambia la sua visione:
«Per molti versi, per me è semplicemente un titolo… si tratta di far crescere tutti».

Una leadership che passa più dalla cultura tecnica che dalla gerarchia. In questa visione rientrano partner come Aramco e Valvoline, centrali nella nuova era dei carburanti sostenibili.
«Il carburante sostenibile è una soluzione energetica fondamentale… è entusiasmante che la Formula Uno la stia abbracciando».

Aramco, spiega Newey, ha dovuto riorganizzare e ampliare i propri impianti per sviluppare un carburante su misura per il nuovo motore Honda.

 

Tecnologia e IA come acceleratori

La nuova CoreWeave Wind Tunnel rappresenta uno dei balzi tecnologici più significativi del progetto.
«Direi che è probabilmente la migliore galleria del vento al mondo per la Formula Uno».
Grazie a sistemi avanzati come il PIV e alla potenza di calcolo CoreWeave, l’analisi aerodinamica diventa più rapida e precisa.

Quanto all’intelligenza artificiale, Newey distingue con lucidità tra hype e utilità reale:
«Il nostro utilizzo dell’IA è incredibilmente personalizzato… la impieghiamo per compiti specifici e persino nella strategia di gara».
Le applicazioni più avanzate, però, restano volutamente riservate.

 

L’AMR26 nasce dall’equilibrio fragile tra intuizione, rischio e necessità. È una vettura concepita in ritardo, in un contesto tecnico completamente nuovo, e porta la firma di un progettista che non ha mai avuto paura di reinventarsi.

Newey non promette certezze, ma una direzione: costruire un’auto capace di evolvere, adattarsi e sorprendere. In un anno in cui tutto cambierà rapidamente, la sua filosofia diventa la chiave di lettura più autentica possibile: mantenere la mente aperta. È spesso così che iniziano le rivoluzioni.

Leggi anche: Jenson Button è il nuovo volto di Aston Martin: ecco quale ruolo ricoprirà

Leggi anche: Debutto al cardiopalma: la AMR26 arriva tardi ma stupisce a Barcellona

Foto copertina x.com

Foto interna x.com


Tag
adrian newey | aston martin | amr26 |