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La storia risale al 2025, quando in un video di interazione con i tifosi la piccola aveva chiesto al pilota spagnolo di esporre il suo unicorno sul casco. Una richiesta genuina, nata quasi per gioco, che Sainz aveva accolto con entusiasmo. Il disegno divenne uno sticker applicato sul casco nel weekend di Baku, trasformandosi rapidamente in un simbolo di connessione tra piloti e tifosi.
Quel fine settimana coincise con un risultato inatteso: un podio sorprendente che alimentò la narrazione dell’unicorno portafortuna. La storia fece il giro dei social, diventando virale e contribuendo a rafforzare l’immagine di un team capace di valorizzare anche i gesti più semplici.
L’incontro avvenuto nei giorni scorsi chiude idealmente il cerchio. Non si tratta soltanto di una foto, ma della conferma che in Formula 1 esiste ancora spazio per la dimensione umana del paddock. In un ambiente dominato da dati, strategie e millesimi, episodi come questo ricordano quanto sia importante mantenere viva la relazione diretta con i fan: è il segno di un motorsport che emoziona e che sa restituire attenzione a chi, dagli spalti o da casa, alimenta la passione. E chissà che quell’unicorno non possa tornare a essere, ancora una volta, un piccolo ma prezioso simbolo di fortuna.
Foto copertina www.williamsf1.com
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