Montezemolo scuote Maranello: «Così non si vince un mondiale»
24/03/2026 12:00:00 Tempo di lettura: 4 minuti

La Ferrari è tornata seconda forza del mondiale, ma il divario dalla Mercedes resta un macigno difficile da ignorare. La SF-26 brilla allo start, mostra spunti convincenti e conferma di essere l’unica vera rivale della W17, ma appena la gara si stabilizza la vettura tedesca si allontana con una facilità che lascia l’amaro in bocca.

È una distanza che non si misura solo in decimi, ma in sensazioni: quella di una squadra che può lottare, ma non davvero vincere. Luca di Montezemolo, che ha vissuto l’epoca d’oro della Scuderia, osserva da fuori e non nasconde la delusione.

Per lui, questa Ferrari è competitiva, sì, ma non abbastanza da arrivare all’ultima gara con il titolo in gioco — ed è proprio questo, più dei risultati, a pesare davvero.

 

Un distacco che pesa più dei risultati

Montezemolo scuote Maranello: «Così non si vince un mondiale»

La SF-26 è brillante allo start, forse la migliore del lotto nei primi metri, ma dopo la foga iniziale la Mercedes W17 si allontana con una facilità che fa male. La Ferrari resta l’unica rivale credibile, ma spesso sembra solo spettatrice mentre la vettura tedesca svanisce in lontananza.
Montezemolo non si nasconde: il divario è evidente e, soprattutto, non è da squadra che punta al titolo.

«Mi dispiace dirlo, ma hanno una buona vettura, non una in grado di vincere il campionato del mondo».

Parole dure, che arrivano da chi ha costruito una Ferrari abituata a giocarsi tutto fino all’ultima gara.

«Ciò che mi fa più male è che negli ultimi dieci anni non sono mai riusciti ad arrivare all’ultima gara ancora in lizza. Ai miei tempi, abbiamo perso undici campionati proprio all’ultimo momento. Li ricordo come pugni allo stomaco, ma almeno eravamo lì a lottare».

Quando gli viene chiesto se il divario sia colmabile, la risposta resta prudente:
«Il distacco è impressionante, ma chi insegue può migliorare».

 

Antonelli, il talento mancato: una ferita ancora aperta

Il discorso si sposta su Kimi Antonelli, il 19enne vincitore a Shanghai che la Ferrari, anni fa, non ritenne pronto. Una scelta che oggi pesa, soprattutto vedendolo vincere con la Mercedes.

Montezemolo non nasconde emozione e rammarico:
«La sua vittoria mi ha commosso».

«È un ragazzo di 19 anni in costante crescita. Ha avuto qualche difficoltà in partenza, ma non si è scoraggiato, ha preso il comando e ha guidato la gara senza esitazioni, correndo dei rischi solo sul finale».

Poi la stoccata:
«Ha dimostrato maturità e compostezza, qualità insolite per un italiano, e soprattutto per qualcuno della sua età. Ha i piedi per terra, e spero che rimanga così, perché il potenziale c’è tutto. Ma è stato un po’ fastidioso vederlo su una Mercedes».

Antonelli, cresciuto vicino a Maranello, non ebbe contatti con Ferrari: era considerato troppo giovane.

Montezemolo spiega:
«La situazione oggi è diversa: non si guardano solo i risultati nel karting, ma anche i dati del simulatore. È lì che i piloti vengono preparati».

E aggiunge:
«È più facile scegliere piloti molto giovani. L’unico che mi ha impressionato all’epoca era Verstappen: a 12 anni era il più forte di tutti».

Infine, la riflessione più profonda:
«Prendere qualcuno come Antonelli e metterlo subito in Ferrari avrebbe significato distruggerlo».

 

Montezemolo non parla per nostalgia, ma per lucidità. La Ferrari è forte, ma non abbastanza. È seconda, ma troppo lontana. Ha talento, ma non quello che oggi vince con la Mercedes.

Il vero divario non è solo tecnico, è culturale. E finché la Ferrari non tornerà a lottare fino all’ultima gara, ogni stagione — anche la migliore — avrà sempre il sapore di un’occasione mancata.

 

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Foto copertina x.com

Foto interna x.com


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