La FIA rompe l’equilibrio: il potere passa ai piloti
20/04/2026 14:00:00 Tempo di lettura: 5 minuti

Nelle ultime settimane qualcosa si è mosso sotto la superficie del regolamento 2026. Non nei comunicati, non nelle dichiarazioni dei team, ma nel modo in cui la FIA ha iniziato a parlare dei piloti e con i piloti. Le loro richieste, per anni considerate un contorno, oggi sembrano diventare una linea guida. E mentre le squadre continuano a discutere di vantaggi, compromessi e millesimi, la FIA dà segnali sempre più chiari: questa volta non basterà sistemare le qualifiche, né accontentarsi di qualche ritocco. C’è un cambio di priorità che non viene detto apertamente, ma che si percepisce in ogni frase.

 

La FIA si allinea ai piloti: qualifiche, gare e sicurezza tornano centrali

La FIA rompe l’equilibrio: il potere passa ai piloti

La riunione di oggi arriva in un momento in cui la FIA ha già ricevuto indicazioni precise dai piloti su ciò che deve cambiare. Non solo nelle qualifiche, come inizialmente sembrava, ma anche nelle gare, dove la gestione dell’energia e le velocità di avvicinamento sono diventate un tema urgente.

Mohammed Ben Sulayem lo ha chiarito in un post sui social, parlando di colloqui «costruttivi e collaborativi» e definendo il contributo dei piloti «inestimabile» per garantire gare «sicure, eque e competitive».
La parola gare non è casuale: è proprio lì che i piloti hanno individuato i problemi più seri.

Carlos Sainz, dopo l’incidente di Ollie Bearman in Giappone, è stato diretto:
«Ecco perché sono rimasto così sorpreso quando hanno detto: “No, sistemeremo le qualifiche e lasceremo stare le gare perché sono emozionanti”. Come piloti, abbiamo ripetuto più volte che il problema non riguarda solo le qualifiche, ma anche le gare».

Il nodo è la gestione dell’energia: compensi troppo elevati, velocità di avvicinamento anomale, rischi crescenti nei sorpassi. Sainz lo ha sintetizzato così:
«Questo è il problema quando si ascoltano solo le squadre: pensano che la gara vada bene perché forse si divertono a guardarla in TV».

Nelle ultime settimane la FIA ha intensificato i contatti con i piloti, sia in gruppo sia individualmente. George Russell, direttore della GPDA, ha parlato del rapporto «più stretto degli ultimi anni» su temi tecnici.
«La FIA ha intrattenuto numerosi contatti con alcuni piloti… è molto positivo constatarlo», ha detto.

Il risultato è una lista chiara di richieste: più potenza in superclipping, limiti di ricarica rivisti, gestione dell’energia più coerente, riduzione delle velocità di avvicinamento nelle zone non SM.
Russell è stato netto:
«Dal punto di vista del pilota, si tratta semplicemente di ridurre quella velocità di avvicinamento in aree anomale e soprattutto nelle modalità non SM».

 

Il nodo politico: i team frenano, la FIA può imporre

Il problema è che ciò che i piloti chiedono non coincide sempre con ciò che i team vogliono.
Modifiche ai livelli di energia, limiti di ricarica o scenari di superclipping possono alterare la competitività. E con il nuovo Accordo Concorde servono sette team su undici per approvare modifiche alle vetture, o quattro costruttori su cinque per quelle alle power unit. Basta una minoranza compatta per bloccare tutto, ma questa volta la FIA sembra meno disposta a farsi frenare. Se i team non trovano un accordo, l’organo di governo può ricorrere alla carta della sicurezza. Il regolamento tecnico è chiaro:
«Qualsiasi modifica apportata dalla FIA per motivi di sicurezza può entrare in vigore senza preavviso né indugio».

L’incidente di Bearman ha evidenziato i rischi legati agli scarti di energia e alle velocità di avvicinamento. Se i team dovessero opporsi, la FIA avrebbe argomenti solidi per intervenire comunque. Russell lo ha lasciato intendere: la FIA ha capito cosa serve per evitare che la situazione si ripeta. Gli aggiustamenti potrebbero riguardare sia la potenza sia le regole dell’aerodinamica attiva nelle zone non SM.

 

La riunione di oggi non è solo un confronto tecnico: è un test di forza. Per la prima volta dopo anni, i piloti hanno una linea comune e la FIA sembra intenzionata a seguirla. I team dovranno decidere se collaborare o rischiare che la FIA intervenga d’autorità.

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