C’è un movimento sotterraneo nelle discussioni sul regolamento 2026, qualcosa che non compare nei comunicati ufficiali ma che emerge nel modo in cui i costruttori parlano. Le frasi sono misurate, ma lasciano intuire che l’equilibrio su cui si regge la nuova Formula 1 è più fragile del previsto. E quando anche Audi, considerata da molti la custode del dogma del 50/50, apre alla possibilità di cambiarlo, diventa chiaro che il tema non è più solo tecnico.

Oggi i costruttori si riuniranno per affrontare un regolamento che, a pochi mesi dalla sua definizione, mostra già criticità evidenti. Si discute di aumentare la potenza del superclipping, ridurre il limite di ricarica per giro, rivedere la potenza della batteria e modificare le regole dell’aerodinamica attiva.
Ma ogni proposta ha un impatto diretto sulla competitività: Mercedes non ha interesse a toccare un propulsore che oggi rappresenta un vantaggio. Ferrari vuole mantenere la propria forza nelle partenze e non perdere le velocità di avvicinamento che le stanno permettendo di guidare le prime fasi di gara. Ogni modifica sposta millesimi, e i millesimi cambiano l’ordine. È per questo che trovare un accordo è complicato: ogni scelta tecnica diventa immediatamente politica.
Per settimane si è dato per scontato che Audi avrebbe difeso il 50/50 come condizione fondamentale del proprio ingresso in F1, ma la realtà è diversa.
Mattia Binotto, responsabile del progetto Audi F1, ha spiegato che la casa tedesca non ha partecipato alla definizione di quel parametro e che la decisione di entrare nel campionato non dipendeva da quella ripartizione.
«Credo che Audi non abbia preso parte alla decisione 50/50», ha dichiarato. «Quello era prima».
Binotto ha chiarito che Audi è arrivata in F1 per motivi più ampi: motori ad alta efficienza, carburanti sostenibili, una quota significativa di elettrificazione e l’eliminazione dell’MGU-H, che avrebbe favorito i costruttori già presenti.
«Ma Audi non ha preso parte alla discussione sul 50/50», ribadisce.
La posizione è netta: Audi è aperta a qualsiasi cambiamento che migliori la F1.
Binotto aggiunge anche un monito:
«Penso che sarebbe un male se la questione diventasse politica, perché credo che sia nell'interesse di tutti rendere questo sport il migliore possibile. In alcune situazioni dobbiamo capire che facciamo tutti parte di un grande business e dobbiamo mantenerlo tale».
E conclude:
«Sì, ci saranno soluzioni che potrebbero influire su una scuderia più che su un'altra. Ma questo fa parte della sfida che dobbiamo affrontare».
Anche Fred Vasseur, team principal Ferrari, invita a guardare al quadro generale:
«Ogni volta che si apporta una piccola modifica, questa andrà a vantaggio di qualcuno o a svantaggio di qualcun altro. È inevitabile».
Per mesi si è raccontato che la ripartizione 50/50 fosse un pilastro del futuro della Formula 1, ora si scopre che non è così. Audi è pronta a discuterne, Ferrari chiede pragmatismo, Mercedes difende ciò che ha costruito, e la FIA cerca un compromesso che tenga insieme tutto.
In questo contesto è chiaro che il regolamento 2026 non è ancora definitivo: è un cantiere aperto. E la riunione di oggi potrebbe essere il momento in cui qualcuno ammette che, per far funzionare davvero questa Formula 1, serve il coraggio di rimettere mano alle basi.
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