La scorsa settimana l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola ha ospitato il WEC, acronimo che sta per World Endurance Championship: un vero e proprio campionato di resistenza in cui le gare vanno avanti per un minimo di 6 ore.
L’evento è stato un successo, con ben 92 mila persone ad assistervi dal vivo, eppure non sono mancate le lamentele. In particolare un nostro lettore ha sollevato una questione molto importante: l’organizzazione e l’accoglienza al circuito.
Sembra infatti che chi gestisce l’evento lo abbia organizzato per un numero di persone nettamente inferiore: “un numero impressionante [di spettatori, ndr], se non fosse che l'organizzazione sembrava averne pianificati la metà”, cita la lettera.
Purtroppo da spettatrice presente all’evento in questione, non posso che confermare questo pensiero: gli stand del cibo erano in numero ridotto, nelle ore di punta c’era da aspettare molto, anche i bagni di certo non erano abbastanza per la quantità di gente nel circuito, e a peggiorare ulteriormente la situazione, molti di quelli presenti sono andati fuori uso nel giro di poche ore.
Ma la vera pecca dell’evento, a mio parere, è stata proprio la mancanza di tribune o posti tipici da cui assistere alle sessioni. Per un numero così importante di persone, non mettere a disposizione tribune come la Villeneuve o il prato Tosa è una scelta a dir poco discutibile.
Durante le 6 ore di gara c'era gente che non aveva trovato un posto comodo per assistervi, ed è una situazione che si poteva benissimo evitare. Per non parlare della fila per poter soltanto accedere alla tribuna Tosa, senza sapere se ci fosse un posto libero.
Detto ciò, non voglio far passare un messaggio completamente negativo: l’evento è stato spettacolare, per non parlare del costo ridotto del biglietto rispetto ad eventi come la Formula 1, le vetture stupende ed è stato un onore poterle vivere da così vicino.
In più ci tengo a sottolineare che evitare le ore di punta per mangiare o acquistare qualsiasi prodotto aiuta davvero molto: se ci si organizza portando cibo e bevande, e magari facendo acquisti soltanto nel pomeriggio, la fila sarà quasi inesistente.
“Non basta attirare gente al circuito, bisogna anche saperla accogliere”, ha scritto giustamente il nostro lettore, e su questo non potrei essere più d’accordo. L’accoglienza dovrebbe trovarsi al primo posto per un evento di questa portata, ma sono fiduciosa che l’Autodromo riceva un feedback al riguardo e migliori nei prossimi anni.
Il circuito di Imola e l’emozione vissuta in pista, da tifosi o lavoratori, è indescrivibile. É sicuramente un circuito che merita di continuare ad accogliere eventi sportivi di questo calibro.
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