A Miami la Formula 1 ha provato a mostrarsi diversa, ma il weekend ha rivelato che certe crepe restano lì, intatte. Le modifiche introdotte per liberare i piloti, rendere le qualifiche più pure e le gare meno estreme non hanno convinto chi da mesi denuncia i limiti del nuovo corso. Max Verstappen non ha cambiato idea, Lando Norris ha rincarato la dose, e la sensazione nel paddock è che il dibattito sul futuro tecnico della categoria sia entrato in una fase in cui le parole pesano quanto i distacchi in pista.

Max Verstappen non ha fatto passi indietro. Il quattro volte campione del mondo, da sempre il critico più feroce del regolamento motori 2026, ha ribadito che le modifiche introdotte durante la pausa di aprile non cambiano la sostanza. L’obiettivo era chiaro: permettere ai piloti di spingere al massimo in qualifica e ridurre le velocità di avvicinamento in gara. Ma per Verstappen, quinto a Miami, il risultato è lontano dalle aspettative.
«La mia auto va un po’ meglio, ma quello che ho detto prima resta valido», ha spiegato. «Bisogna ancora rallentare in alcuni punti per poter andare più veloci. Non è così che dovrebbe essere».
Il nodo, secondo lui, è sempre lo stesso: più si entra forte in curva, più si paga sul rettilineo successivo. Un paradosso tecnico che continua a condizionare lo stile di guida e che, per Verstappen, non può essere risolto con piccoli aggiustamenti.
«È ancora penalizzante», ha aggiunto. «Almeno la mia auto funziona un po’ meglio, è meno stressante da guidare».
Una concessione minima, che non cambia il quadro generale.
Le parole di Verstappen trovano eco in quelle di Lando Norris, secondo a Miami e sempre più centrale nel dibattito tecnico. Il campione del mondo in carica ha definito le modifiche «un piccolo passo», ma insufficiente a restituire alla F1 la libertà di guida che dovrebbe caratterizzarla.
«Se vai a tutto gas ovunque, vieni comunque penalizzato», ha spiegato. «Non si può ancora spingere come negli anni passati. Non dovrebbe succedere, e invece succede ancora».
Da qui la proposta più radicale: eliminare la batteria.
«Onestamente, non credo si possa risolvere. Bisogna semplicemente eliminarla».
Una posizione che, fino a pochi mesi fa, sarebbe sembrata estrema. Ora, invece, è parte di un fronte critico sempre più ampio.
Miami non ha cambiato la narrazione: la Formula 1 sta cercando di correggere un sistema che, per come è costruito, potrebbe non essere correggibile con interventi marginali. Verstappen resta fermo sulle sue posizioni, Norris spinge per un taglio netto, e il paddock osserva. La domanda non è più se servano cambiamenti, ma quanto profondi dovranno essere per riportare la categoria dove i piloti — e molti tifosi — credono che debba stare.
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