Max confessa: «Odio allenarmi». E per una volta siamo tutti con lui
06/05/2026 19:00:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Nel circo iper-performativo della Formula 1, dove ogni pilota sembra nato per amare la fatica, idolatrare la palestra e trasformare ogni sessione in un rituale quasi mistico, c’è qualcuno che decide di rompere la coreografia. Max Verstappen, l’uomo che in pista sembra programmato per vincere, fuori dall’abitacolo si concede un lusso raro: dire la verità. Una verità semplice, quasi comica, che manda in frantumi l’immagine del campione che vive per l’allenamento. Bastano due domande leggere, quasi da chiacchiera da spogliatoio, per far emergere un lato inatteso, spontaneo, irresistibilmente umano. E da lì si apre una scena che racconta molto più di quanto sembri.

 

Il campione che non finge entusiasmo per la palestra

Max confessa: «Odio allenarmi». E per una volta siamo tutti con lui

La domanda è innocua: “Hai un esercizio per le gambe preferito?”.
La risposta, invece, è un piccolo capolavoro di sincerità:
“Oh, odio allenarmi quindi non ho preferiti.”

Niente frasi motivazionali, niente “la fatica è la mia benzina”, niente storytelling da atleta modello. Solo Max, che ammette candidamente ciò che molti pensano e pochi dicono. E per un attimo il tre volte campione del mondo smette di essere il martello della domenica e diventa semplicemente un ragazzo che guarda la scheda in palestra con la stessa voglia con cui guarderebbe una sveglia alle sei del mattino.

 

La normalità che fa sorridere anche chi lo teme in pista

Quando l’intervistatore gli fa notare che comunque si allena, Verstappen rilancia con un’altra perla:
“Beh, devo farlo! Non è che guardi il mio programma e penso: sì, domani lo adorerò.”

È una frase che strappa un sorriso anche a chi lo vede come una macchina da guerra. Perché ricorda che dietro il pilota che sembra fatto di titanio c’è un essere umano che affronta esercizi che non gli piacciono, routine che non lo entusiasmano, giornate in cui la motivazione non è un superpotere ma un obbligo professionale.


La differenza è che lui lo fa comunque. Senza farne un manifesto, senza trasformarlo in un mantra, senza fingere che gli piaccia. Ed è forse proprio questa sincerità, così semplice e così rara, a renderlo ancora più interessante: Max non ama allenarsi, ma ama vincere. E tra le due cose, ha scelto quella che conta davvero.

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