Il giorno in cui McLaren si perse: Indianapolis 2019 brucia ancora
08/05/2026 08:45:00 Tempo di lettura: 3 minuti

Ci sono giornate che una squadra può archiviare e altre che restano lì, come un rumore di fondo che non si spegne mai del tutto. Per McLaren, e per Zak Brown, la 500 Miglia di Indianapolis del 2019 appartiene alla seconda categoria: un episodio che non ha bisogno di essere ricordato per tornare a galla, perché continua a vivere nei dettagli, nelle scelte mancate, nelle sensazioni che non tornano.
È una storia che non parla solo di un fallimento sportivo, ma di un momento in cui tutto sembra scivolare via senza un singolo errore clamoroso, e proprio per questo pesa di più.

 

Il giorno in cui tutto si incrinò

Il giorno in cui McLaren si perse: Indianapolis 2019 brucia ancora

Fernando Alonso e la McLaren vissero un momento che nessuno avrebbe immaginato: non qualificarsi alla 500 Miglia di Indianapolis del 2019.
Con solo 33 posti disponibili, Alonso era sul filo. Poi arrivò la beffa: Kyle Kaiser, con la piccola Juncos Racing — budget ridotto, mezzi limitati — lo superò all’ultimo tentativo.
Una scena che fece il giro del mondo e che rivelò, solo dopo, una catena di errori: dalla gestione dell’incidente nelle libere alla preparazione della vettura, fino a scelte interne che non avevano funzionato.

Zak Brown oggi lo definisce senza esitazioni:
«Il mio errore più grande e più pubblico.»

 

La lezione che ha cambiato la McLaren

Ripensando a quel weekend, Brown non cerca attenuanti.
«Ho commesso molti errori lungo il percorso, e mi sta bene», ha raccontato ai media.
«Ma quello più pubblico è stato non qualificarci per la 500 Miglia con Alonso. All’epoca è stata la peggiore esperienza della mia vita.»

Poi aggiunge qualcosa che spiega perché quell’episodio sia diventato un punto di svolta:
«Non avevo messo le persone giuste al posto giusto. Non mi sono fidato del mio istinto. Su tutto ciò che predico, ho deluso me stesso.»

Da quella caduta, McLaren ha ricostruito tutto. E i risultati lo dimostrano: due secondi posti alla 500 Miglia, lotte per la vittoria, una presenza stabile tra i top team dell’IndyCar.

Brown oggi lo dice con lucidità:
«In un certo senso sono contento che sia successo, perché non permetterò che quell’errore si ripeta.»

 

Indianapolis 2019 non è più una ferita aperta, ma nemmeno un ricordo addomesticato. È diventato un punto di riferimento, un promemoria permanente di ciò che può accadere quando una grande squadra perde l’allineamento per un istante.
Per Brown, quella giornata non è stata solo un fallimento: è stata la prova più dura della sua leadership. E forse è proprio da lì che nasce la McLaren che oggi lotta davanti, con la consapevolezza che certe cadute non si cancellano, ma possono trasformarsi in fondamenta più solide di qualsiasi vittoria.

 

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Foto copertina x.com

Foto interna x.com


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