Dopo il mese di pausa "forzata", il paddock di Miami era un viavai di meccanici che spostavano nuovi componenti sotto i teli. Perchè mentre l'attività in pista era ferma, a causa dei due GP annullati per il conflitto in Medio Oriente, nelle varie fabbriche si lavorava a pieno ritmo per comprendere meglio le vetture, e arrivare ancora più aggressivi nella seconda parte della stagione.
L'elenco degli aggiornamenti pubblicati dalla FIA era cospicuo: in prima linea c'era la Ferrari, con 11 modifiche da introdurre, seguita dalla Red Bull, dalla McLaren e dalla Williams con 7. La Mercedes ne aveva di meno, mentre l'Aston Martin era l'unica a bocca asciutta. Numeri che facevano ben sperare ai Tifosi in tutto il mondo ma che, come spesso accade nel motorsport, non si sono trasformati in performance pura per la Rossa.
Sebbene i tecnici di Maranello abbiano dato il massimo per arrivare così pronti al Gran Premio di Miami, per James Hinchcliffe il loro sforzo potrebbe riversarsi contro di loro come un boomerang. "La prima regola dell'ingegneria è portare un aggiornamento alla volta, così che si possa isolare cosa funziona e cosa non va. Loro non hanno avuto quella libertà, specialmente con una sola sessione di Prove Libere. E neanche i piloti riescono a capire cosa gli piace e cosa è da cambiare", ha detto l'ex pilota IndyCar al podcast F1 Nation. "Forse non sono riusciti neanche a ottimizzare il loro pacchetto. Secondo me avevano un buon passo, fino all'errore di Leclerc sul finale".
Leggi anche: Schumacher contro Hamilton: «Si ritiri, la Ferrari ha Bearman»
Leggi anche: Leclerc controcorrente: «Non è una F1 artificiale, i sorpassi funzionano»