Max Verstappen chiude la Sprint Qualifying di Montréal con una sensazione insolita: la macchina non parla la sua lingua. Il campione del mondo non trova il feeling, fatica sui dossi e non vede il miglioramento atteso tra FP1 e qualifica. Un venerdì che non fa scattare allarmi, ma che apre un fronte tecnico chiaro: la Red Bull, qui, non è ancora dove dovrebbe essere.

Verstappen non gira intorno al problema: la macchina non gli ha dato ciò che cercava.
«Oggi non ho avuto un ottimo feeling con la macchina. Ho faticato molto con il comportamento della vettura, soprattutto sui dossi. Questo ha reso difficile essere costanti, quindi è un aspetto su cui lavoreremo».
Montréal amplifica ogni irregolarità, e quando la vettura non assorbe bene, il pilota perde fiducia. Max, quando non può fidarsi del retrotreno, non può costruire il suo ritmo naturale, quello che normalmente gli permette di fare la differenza.
Il secondo tema è ancora più significativo: la Red Bull non ha fatto il passo avanti atteso tra FP1 e qualifica.
«Non abbiamo ottenuto i miglioramenti che avremmo voluto tra le FP1 e le qualifiche dello Sprint e, ovviamente, useremo questa configurazione per la gara di Sprint di domani. C’è ancora da capire, il che, speriamo, ci permetterà di migliorare in vista delle qualifiche».
Il setup non ha risposto come previsto, la finestra di lavoro non è chiara e la Sprint diventa un’occasione per raccogliere dati più che per cercare un risultato immediato. È un Verstappen pragmatico, non preoccupato ma vigile: la macchina può migliorare, ma deve farlo in fretta.
Il venerdì di Montréal consegna una Red Bull meno stabile del solito e un Verstappen che deve ancora trovare la chiave del weekend. I cordoli complicano la guida, il setup non evolve, la Sprint diventa un banco di prova. Il potenziale c’è, ma va liberato: e per farlo servirà una notte di analisi, non di reazioni emotive.