Kimi Antonelli chiude terzo una Sprint del Canada che non gli ha regalato nulla. Una gara fisica, intensa, fatta di contatti sfiorati, dossi che spezzano il ritmo e un margine di errore ridotto a zero. Il risultato pesa più del podio in sé: racconta un pilota che, anche quando la corsa si complica, resta dentro la battaglia e non si sfalda.

Antonelli lo dice subito: non è stata una gara semplice:
«A dire il vero, è stata una battaglia tosta. Eravamo tutti lì, in termini di ritmo. Non è stato facile».
Il duello centrale della sua Sprint è quello che lo ha visto affiancarsi all’avversario diretto:
«Ho provato a fare la mia mossa, ma devo rivedere quella fase perché ero ben affiancato e sono stato spinto fuori. È andata così».
È un Kimi lucido, non polemico: prende atto, analizza, archivia. La sua gara, però, cambia poco dopo.
Il momento chiave arriva alla curva 8, dove Montréal mostra il suo lato più brutale:
«Ho commesso un errore alla curva 8 perché ho preso un grosso dosso, ho bloccato le ruote e da lì in poi ho compromesso la mia gara, ma è stata una bella battaglia».
Un dosso, un bloccaggio, una traiettoria persa: basta questo per perdere il treno dei primi due. Ma ciò che resta è la qualità della lotta, la capacità di restare competitivo anche quando la macchina non è più perfetta.
La Sprint di Montréal consegna un Antonelli combattivo, solido, capace di gestire una gara sporca senza perdere lucidità.
Il terzo posto non è un ripiego: è la prova che, anche nelle giornate imperfette, Kimi resta nel cuore della battaglia. E domani, con un giro pulito e senza cordoli traditori, il margine può cambiare.