In Formula 1 vige la regola per cui "you are as good as your last race", ovvero sei bravo tanto quanto la tua ultima gara. Nessuno è immune da questo impietoso giudizio, nemmeno se ti chiami Lewis Hamilton e sei un sette volte campione del mondo: anno scorso è stato massacrato (e si è massacrato) per una serie di gare negative, di risultati non soddisfacenti, tanto da dire ai media che la squadra avrebbe dovuto cercare un sostituto. E adesso, sulla scia di due podi consecutivi e una vittoria, è diventato di nuovo l'idolo di Maranello, come prima del suo arrivo.
Prima di quest'anno c'erano dubbi sul suo contratto, perchè alle porte c'è un giovane e scalpitante Oliver Bearman, mentre adesso non c'è fretta a promuovere il pilota della Haas. E anche un critico come Jacques Villeneuve ha ritirato le sue lamentele, sostenendo che le voci sul ritiro fossero mosse solo da fan insoddisfatti. "Perché dovrebbe ritirarsi se la passione è ancora lì? Le persone lo vogliono ricordare come un campione, al suo apice, e all'improvviso dopo una o due stagioni negative è tutto da buttare", ha detto il campione del mondo a Sky Sport UK.
"Sono i fan che soffrono a vedere il loro idolo così, ma loro non sono in pista, non sanno cosa sta succedendo. Lewis sta ancora facendo del suo meglio. L'anno scorso il suo meglio non era abbastanza, perché non lavorava bene con l'ingegnere o con il team, poi ha preso il suo tempo e ha portato la macchina dove la voleva lui. Ha dimostrato che i suoi detrattori si sbagliavano, che il talento non scompare all'improvviso", ha continuato poi a dire il figlio d'arte.
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