O’Ward si ritira dal ruolo in F1: priorità all’IndyCar
10/07/2026 07:31:00 Tempo di lettura: 4 minuti

Pato O’Ward ha deciso di chiudere il proprio capitolo in Formula 1 con una sincerità rara nel paddock. Non c’è entusiasmo, non c’è curiosità, non c’è più nulla che lo spinga a restare nel ruolo di pilota di riserva della McLaren. Dopo anni di test, FP1 e giornate in fabbrica, il messicano ammette che la F1 moderna non lo rappresenta: non lo accende, non lo stimola, non gli offre ciò che invece continua a trovare nell’IndyCar. Con il futuro assicurato fino al 2027 e una serie che sente profondamente sua, O’Ward sceglie di restituire alla F1 il suo pass e di concentrarsi su ciò che considera davvero prioritario.

Il distacco: quando la F1 smette di accendere un pilota

O’Ward si ritira dal ruolo in F1: priorità all’IndyCar
La decisione è arrivata dopo una lunga riflessione: O’Ward ha chiesto di essere esonerato da tutti i suoi incarichi in Formula 1. Una frase che, nel paddock, ha fatto più rumore di molte dichiarazioni ben più pesanti. Ma il motivo è chiaro: non è comune che un pilota ammetta apertamente di non provare più alcun entusiasmo all’idea di guidare una F1 moderna.

Il messicano condivideva il ruolo di pilota di riserva con Leonardo Fornaroli, campione in carica di Formula 2, e faceva parte della famiglia McLaren dal 2020, quando Zak Brown lo aveva portato in IndyCar con Arrow McLaren SP. La sua crescita era stata costante, premiata nel 2021 con il test giovani ad Abu Dhabi e poi con varie FP1. L’ultima, proprio ad Abu Dhabi lo scorso anno, sembra ora destinata a essere stata la sua ultima apparizione in F1.

La scelta: un futuro che parla solo IndyCar

La McLaren ha confermato che O’Ward resterà nella struttura fino al 2027 e continuerà a correre in IndyCar, dove gareggerà accanto a Scott Dixon e Felix Rosenqvist. Un contesto che O’Ward considera casa, un ambiente che lo stimola, una serie che lo ha visto crescere e rappresenta ciò che per lui significa correre. Da quando è arrivato, è stato costantemente tra i protagonisti, sempre nei primi sette della classifica generale, sempre competitivo, sempre in lotta.

Con il futuro assicurato, la domanda è diventata inevitabile: cosa aggiunge la F1 alla sua carriera? La risposta, per lui, è stata altrettanto inevitabile: niente che l’IndyCar non possa dargli. «Non mi interessa più di tanto», ha detto nel podcast Speed Street. «Mi trovo benissimo nell’IndyCar. È lì che voglio stare.»

La critica: una F1 che non convince più

O’Ward non ha mai nascosto la sua frustrazione verso la natura dei sorpassi nella F1 moderna, troppo legati ai sistemi elettrici, troppo dipendenti da un bottone, troppo lontani dalla purezza del gesto. «Non siamo a Mario Kart», aveva detto mesi fa. «Non vuoi ritrovarti a premere un interruttore pensando: “Oh, lo premo per sorpassarlo artificialmente”. Qui stiamo correndo.»

Quella frase, allora percepita come una provocazione, oggi suona come un manifesto. O’Ward non vuole far parte di un sistema che non lo rappresenta e che, a suo giudizio, ha snaturato l’essenza della F1.

Foto copertina x.com

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