La vittoria di Charles Leclerc a Silverstone potrebbe rappresentare un punto di svolta importante per la stagione del pilota monegasco.
Dopo le prime quattro gare nelle quali lo strapotere delle frecce d’argento ha annichilito la concorrenza permettendo al talento monegasco di arpionare al massimo il gradino più basso del podio, la Ferrari ha effettuato un deciso passo in avanti avvicinandosi alle prestazioni della W17.
Nel momento in cui il mezzo avrebbe potuto sostenerne maggiori ambizioni, l’alfiere Ferrari è incappato nel suo periodo più difficile da quando stringe tra le mani il volante della Rossa.
Il trittico di gare composto da Monaco, Barcellona e Austria è stato un coacervo di mancanza di feeling nella monoposto, gare opache, errori, problemi tecnici e ritiri avvenuti proprio nel momento in cui il suo compagno di squadra, Lewis Hamilton, mieteva ottimi risultati fino a porsi, con la vittoria di Barcellona, addirittura in ambizioni mondiali.
Un momento (complicato da una tempesta di critiche ferocissime) che avrebbe spezzato le reni a chiunque, in particolar modo a chi ha votato la propria vita professionale alle insegne del Cavallino Rampante.
C’è qualcosa in queste monoposto 2026 che non va incontro alle caratteristiche di certi talenti di razza, forse identificabile nella frenata con la quale si recupera energia invece di mordere a fondo un rovente disco di carbonio per frenare un millimetro più in la rispetto agli avversari.
Questo modo più compassato di condurre la vettura forse Charles lo patisce più di altri ma, se c’è una cosa che Leclerc ci ha dimostrato sin da quella gara di Baku del lontano 2017, quando dominò a pochi giorni dalla morte del padre Hervé, è che ha la tempra e la forza mentale di reagire.

La sua reazione, il suo risorgere dalle ceneri come la fenice, non risiede tanto nella vittoria colta in Gran Bretagna) favorita dal ritiro di Antonelli), ma nel lavoro svolto, nelle responsabilità che si è sempre assunto e in quella frase del sabato dopo le qualifiche in cui dice di aver ritrovato qualcosa, di non voler rinunciare al suo stile di guida, di non piegarsi al semplice replicare le regolazioni di Hamilton.
Ora arrivano Belgio e Ungheria, piste diversissime, un tempo facilmente interpretabili e oggi, in questa nuova F1, molto meno pronosticabili soprattutto per chi guida la SF-26 che ha stupito a Silverstone dove era data per spacciata.
Charles è chiamato a confermarsi, a dimostrare di essere di nuovo in sella alla Rossa, a mettere in difficoltà il proprio team che, forse, dovrà capire su chi puntare per ricucire il distacco da chi è davanti e guida una freccia d’argento a volte troppo fragile.
Ferrari, per risorgere, può sempre contare sull'esempio di Charles.
Foto copertina www.ferrari.com